15 ottobre 2018

Libri. "Il magno sinodo" e la storiografia del Vaticano II

di Paolo Maria Filipazzi
Recensire un libro di recensioni, qual è Il Magno Sinodo. Storie ed ermeneutiche del Vaticano II di Claudio Anselmo, potrebbe sembrare un’operazione ridondante a forte rischio di innescare un circolo vizioso. L’opera in oggetto, però, a nostro avviso di estremo interesse, non si limita a proporre un’antologia di commenti a libri altrui, ma ricostruisce, libro dopo libro, un quadro preciso della storiografia relativa al Concilio Vaticano II, di cui non rinuncia, nei due saggi scritti dall’Autore posti a chiosa dell’opera stessa, a proporre una precisa visione.

Attraverso le ventidue recensioni proposte, si delinea, quindi, un quadro dell’ evento decisivo della storia della Chiesa contemporanea a tinte variegate, come quello di una vicenda complessa in cui emersero posizioni articolate, irriducibili, se non per ragioni ideologiche, alle categorie manichee di “maggioranza contro minoranza” o “conservatori/tradizionalisti contro progressisti”.
A legare tra loro tutte le recensioni e a farne un tutt’uno vi è il dibattito storiografico, costantemente presente come leitmotiv, fra l’ermeneutica della rottura proposta dalla Scuola di Bologna, e l’ermeneutica delle riforma nella continuità in cui si è distinto monsignor Agostino Marchetto, per la quale anche l’Autore propende con decisione.

Vengono affrontati vari temi cruciali che possiamo qui solo brevemente sintetizzare. Innanzitutto, vi è una decisa critica metodologica alla Scuola di Bologna per il privilegio dato alla diaristica rispetto agli Acta Synodalia, il che ha portato a dare un quadro sbilanciato delle forze in campo nel corso di quello che viene definito il Magno Sinodo. A questo si ricollega anche la critica conseguente alla tendenza, sviluppata dall’ermeneutica della rottura, a svalutare la lettera dei documenti conciliari, visti come il frutto di un compromesso con i “conservatori” e quindi non rappresentativi del fantomatico “spirito del Concilio”, che sarebbe  la vera sostanza dell’ “evento” conciliare. Al contrario, l’Autore sposa la lettura di monsignor Marchetto, per cui i documenti vanno considerati come espressione dell’ autentica volontà dei padri sinodali e che la giusta lettura di tali documenti sia quella che li pone in continuità con il precedente Magistero, e questo non solo perché si tratta dell’interpretazione corretta a livello teologico, ma anche di quella storicamente fondata. Si tratta anche con ampiezza la problematica del “Concilio dei media” che viziò la percezione del reale significato delle scelte conciliari e influì notevolmente anche sulla sua corretta ricezione.

Al termine della lettura dell’opera si esce indubbiamente arricchiti e maggiormente consapevoli del fatto che la vera storia del Concilio deve ancora essere scritta, ma anche stimolati ad elaborare una propria riflessione.


 

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