Dopo un lungo periodo di assenza, torno sulle pagine di Campari&deMaistre, e anche, dopo molto tempo, torno ad uno dei miei passatempi preferiti, il cinema; necessitando un momento di stacco e di relax per via dei miei vari impegni di studio (per i quali chiedo anzi al buon lettore una preghiera, di cui c’è sempre bisogno), decido di accettare la proposta di una serata cena-cinema con amici. Film di stasera, “7 sconosciuti a El Royale” (in inglese, “Bad times at El Royale”), scelto come film tamarro e disimpegnato, si rivela invece una piacevole sorpresa, non solo per l’ottimo ritmo e scenografia, ma anche per alcuni inaspettati temi sacrali.
In un isolato albergo degli Stati Uniti, posto esattamente al confine tra California e Nevada, “El Royale” che fornisce il nome al film, si ritrovano, in una desolata giornata dell’America degli anni ’70, alcuni strani personaggi, ciascuno dei quali sembra portarsi un segreto e una sofferenza: il misterioso e sfrontato Laramie Seymour Sullivan, la malinconia Darlene Sweet e il gioviale sacerdote (ma lo sarà davvero?) cattolico Padre Daniel Flynn; via via, faremo la conoscenza delle sorelle Summerspring, del timido Miles Miller e del feroce Billy Lee.
Nessuno di loro è ciò che sembra, e i cattivi si riveleranno buoni o assimilabili ai buoni, e quelli che sembravano buoni si riveleranno molto più oscuri del previsto; tra Padre Flynn e Marlene sembrerà nascere una strana intesa, così come tra Padre Flynn e il giovane Miles, desideroso di confessarsi e liberarsi dai suoi enormi pesi di coscienza. Ma sarà il morboso e complicato rapporto tra le sorelle Summerspring e Billy Lee a complicare il tutto.
In un ritmo sempre più incalzante, in un albergo che in qualche modo rimanda al maledetto “Overlook Hotel” di kingiana e kubrickiana memoria, quantomeno per gli eventi tragici e le trame di potere che vi accadono, si arriva a scoprire il segreto di ciascuno, in un drammatico confronto finale ricco di sorprese che condurrà molti alla morte o ad un passo da essa, ma segnerà la liberazione di tre personaggi: dal passato che li insegue, per quel che riguarda Padre Flynn e Marlene, e soprattutto dai suoi peccati per quel che riguarda Miles, che riuscirà finalmente a confessarsi in un momento estremo.
Il film è ambientato nell’America degli anni ’70, in piena contestazione, tanto sociale quanto ecclesiale: il Concilio Vaticano II si è chiuso da undici anni e molte cose sono cambiate nella Chiesa; e però Padre Flynn veste ancora da prete (anche se con il clergyman, e non con la talare) e agisce da prete (anche se non tutto è come sembra, anzi!).
Soprattutto, se non mancano scene divertenti, sparatorie e violenza cinematografica, assume fin da subito importanza, prima dietro le quinte e poi via via in maniera sempre più marcata, la religione: conosciamo meglio tre dei personaggi iniziali dalla loro appartenenza religiosa (di fede battista Laramie, di fede evidentemente cattolica Padre Daniel, di fede luterana Darlene), e soprattutto l’aspetto cattolico della confessione andremo a sperimentare, in una climax ascendente che ci farà vedere un vero sacerdote (ma lo sarà davvero?) e un vero pentimento (questo reale).
Ma l’America degli anni ’70 è anche quella delle sette, delle comuni, dei nuovi movimenti religiosi: ed ecco il santone Billy Lee, che rimanda vagamente e sinistramente a Charles Manson o al reverendo Jim Jones, che imbastisce un discorso molto materialista, fauerbachiano, evemerista e marxista su Dio e la religione: è la “liberazione”, tipica di quel periodo, ma cosa succede, se non che la “liberazione” porta alla mitomania, alla schiavitù spirituale sul prossimo, infine alla violenza? L’uomo che scaccia Dio, si fa dio egli stesso, ma con quali meschini risultati!
Pur avendo tutti i personaggi un qualcosa di oscuro e tragico, solo quelli con comunque un fondo di bontà e di purezza, nonostante i loro trascorsi, si salvano, su questa terra e soprattutto in limine mortis; e uno dei momenti più commoventi del film è appunto la confessione finale a Padre Flynn, interpretata e vissuta magistralmente.
Al termine di questa recensione, vi do due consigli: andate al cinema a vedere “7 sconosciuti a El Royale” e, soprattutto, andate in chiesa a confessarvi!
Pubblicato il 30 ottobre 2018

Ottima recensione grazie.
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