di Franco Ressa
Dove sarà ora Gabriele D’Annunzio ? Si potrebbe credere dannato
all’inferno, data la sua vita passata nell’edonismo, nella lussuria e nella
celebrazione della guerra. Eppure a quel singolare e a suo modo geniale
uomo non mancavano sentimenti religiosi.
Vi fu anche un ipotetico incontro tra lui e Padre Pio. La testimonianza
starebbe in una lettera inviata il 28 novembre 1924 dalla monumentale villa
di Gardone, al convento dei cappuccini di San Giovanni Rotondo:
“Mio fratello, so da quante favole mondane, o stupide o perfide, sia
offuscato l’ardore verace del mio spirito. E perciò m’è testimonianza della
tua purità e del tuo acume di Veggente l’aver tu consentito a visitarmi nel
mio Eremo, l’aver tu consentito ad un colloquio fraterno con colui che non
cessa di cercare coraggiosamente sé medesimo. Caterina la Senese mi ha
insegnato a “gustare” le anime. Già conosco il pregio della tua anima,
Padre Pio. E son certo che Francesco ci sorriderà come quando
dall’inconsueto innesto prevedeva il fiore ed il frutto inconsueti. Ave.
Pax et bonum. Malum et pax”
G. D’Annunzio
G. D’Annunzio
Stranamente, Padre Pio in quel periodo non si era mai mosso dal suo
monastero. Forse la visita a D’Annunzio è un altro miracolo del frate di
Pietrelcina; una ubiquità come quella di cui era capace sant’Antonio da
Padova. Del resto, di bilocazioni di Padre Pio se ne conoscono altre
quattordici.
L’arte di D’Annunzio era ritenuta scandalosa per i suoi tempi, ed è chiaro
che lui stesso questo scandalo lo cercava per acquistare fama e visibilità.
Persino nella laica e tollerante Francia fece molto discutere una sua
tragedia del 1911: Il martirio di San Sebastiano, che diventò un balletto
musicato dal celebre compositore francese Claude Debussy. In pratica, il
poeta pescarese aveva fatto diventare un musical un episodio religioso,
forse aveva precorso i tempi di sessant’anni, se si pensa all’opera rock
Jesus Christ Superstar.
Ciò che fece muovere la censura fu l’aver affidato la parte del martire
guerriero Sebastiano a una donna: Ida Rubinstein che diventerà molto famosa
come artista della danza libera, fondata dalla leggendaria Isadora Duncan e
sviluppata dai balletti russi di Diaghilev e dal ballerino Nijinsky. Non fu
un’interpretazione facile per la celebre ballerina, che dovette danzare con
tutta un’armatura metallica indosso (a quei tempi non esisteva ancora la
plastica). A discolpa della scelta di far interpretare da una donna un
santo uomo, il copione non fu per nulla blasfemo o bestemmiatore.
Ecco
Sebastiano che viene accolto in paradiso dopo il suo martirio:
CORO DEI MARTIRI
Gloria ! Sotto le nostre armature/ fiammeggiate o ferite/ Chi è colui che
viene ?/ Il giglio della coorte./ Il suo stelo è il più forte./ Lodate il
nome che porta: Sebastiano !
CORO DELLE VERGINI
Tu sei lodato. La stella/ di lontano parla alla stella/ gli dice un nome:
il tuo./ Dio ti incorona. Tutta/ a notte come una goccia/ sulla tua fronte
è dissolta, Sebastiano.
CORO DEGLI APOSTOLI
Tu sei santo. Chi ti nomina/ vedrà il Figlio dell’Uomo (lui ti tiene sul
suo cuore)/ sorridere della tua grazia./ Giovanni ti ha ceduto il suo
posto./ Tu berrai nella sua tazza, Sebastiano.
CORO DEGLI ANGELI
Tu sei bello. Prendi sei ali/ d’angelo e vieni sulla scala/ dei fuochi
musicanti/ a cantare l’inno novello/ al cielo che si costella/ delle tue
piaghe immortali Sebastiano.
ANIMA DI SEBASTIANO
Vengo, monto. Ho le ali./ Tutto è bianco. Il mio sangue è la manna/ Che
imbianca il deserto del Sinai./ Io sono la goccia, la scintilla/ e il
fuscello. Io sono un anima,/ Signore, un anima nel tuo seno.
CORO DI TUTTI I SANTI
Lodate il Signore nell’immensità della sua forza./ Lodate il Signore col
timpano e coll’organo./ Lodate il Signore col sistro e il cimbalo./ Lodate
il Signore col flauto e la cetra.
Alleluia.
Forse Gabriele D’Annunzio nel paradiso non c’è entrato, ma di certo l’aveva
visto.
Pubblicato il 07 marzo 2018


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