di Enrico Maria Romano
Il male corrosivo della società nichilista contemporanea
sembra aumentare di giorno in giorno, con una escalation ormai priva di limiti.
D’altra parte esiste una sorta di “accelerazionismo” che (pre)vede un domani –
a livello politico, economico, sociale, etico – ancora più burrascoso
dell’oggi, riprendendo così e ridando vita all’adagio classico motus in fine velocior… Già!
Ma di che moto si
tratta e verso quale fine ci starebbe
portando? Per capirlo è bene partire da alcuni drammatici fatti dell’attualità,
selezionati tra mille altri, proprio per mostrare l’esistenza, altrimenti meno
visibile, di una dinamica interna alla storia, che umanamente parlando parrebbe
invincibile e inarrestabile.
L’episodio di Fermo, per esempio, è emblematico della
nocività dell’immigrazione, dell’anti-razzismo eretto a dogma e del pacifismo
odierno. Un italiano, verosimilmente aggredito da una coppia di stranieri di
origine africana, per difendersi ha – tristemente – ucciso uno dei suoi
aggressori: questo è emerso fin da subito attraverso le inequivocabili parole
della testimone principale della vicenda.
Ma siccome gli italiani, secondo
l’ideologia anti-razzista, sono potenzialmente tutti animati da odio verso
lo straniero, specie di colore, e gli stranieri, sempre nella visione distorta di questa ideologia, sono tutti virtualmente delle bravissime persone, di
buoni costumi e facilmente integrabili nel nostro paese, ecco che a priori
l’italiano è il colpevole e lo straniero la vittima!
Addirittura, perfino dopo che la moglie del malcapitato ha
ritrattato le sue precedenti accuse contro l’italiano “assassino”, secondo i
mass media del sistema, l’italiano non avrebbe dovuto difendersi e chi si
difende, ormai più o meno in tutta Europa, è sempre colpevole.
Se lo straniero, lo zingaro, il migrante ha a priori tutte le attenuanti possibili e
immaginabili (fino a far ricadere sul cittadino comune la colpa della sua non
integrazione), al contrario il nativo, l’indigeno è a priori soggetto a tutte le aggravanti del caso, specie quella
odiosa, e penalmente rilevante, di agire spinto “da odio”. Come se l’odio (o
l’amore del resto), che è un sentimento interno, potesse automaticamente
ravvisarsi da atti esterni. Se offro la cena ad una collega per coinvolgerla in
una relazione extraconiugale significa forse che la amo? E se un tizio mi ruba
ingiustamente per un soffio l’ambito posto di parcheggio e ne nasce una lite
tra me e lui (che fa il meccanico) significa che io abbia in odio i meccanici?
Dovrebbe essere banale tutto ciò, se non fosse vero il
contrario: la semplice banalità della vita quotidiana sta diventando qualcosa
di indecifrabile nella lettura proposta-imposta dai mass media e dai potenti.
Il ladro che rapina (specie se straniero) è un pover’uomo che va compreso, il
gioielliere che gli spara è pericoloso e va bandito e arrestato…
Non è un caso infatti, e qui sta il furore ideologico allo
stato chimicamente puro, che al funerale del malcapitato migrante di origine
africana abbiano presieduto due autorità della Repubblica: un ministro in
carica e la stessa presidente(ssa) della Camera dei deputati! Ma quando uno
straniero uccide un italiano, e ciò accade molto più frequentemente del
contrario, quando mai dei personaggi così altolocati si recano, in pompa magna,
alle esequie del compatriota estinto? Praticamente mai…
E perché? Perché secondo l’ideologia anti-razzista l’ospite,
lo straniero, il “migrante” gode di più diritti e prestigio del nativo ed anzi
il nativo è malvisto come portatore di una cultura xenofoba che lo colloca ad
un infimo livello morale, rispetto ai popoli e alle tribù degli altri
continenti, i quali infatti vengono qui in Europa, non per portarci violenza,
degrado, disoccupazione e inciviltà, ma benessere, prosperità, fratellanza e
progresso sociale mai visto prima...
Libero, parlando della triste vicenda
(9.7.16, p. 2), e dimostrando l’inesistenza del problema razzismo in Italia (se
non del razzismo anti-italiano e dei pregiudizi verso l’Italia e la sua storia)
forniva in una sintetica vignetta le cifre che mostrano i veri disagi che
soffre il nostro popolo a causa dell’immigrazione-invasione, ma anche e
soprattutto a causa dell’incosciente classe politica che ci governa. Nell’intero
anno 2015 a fronte delle 57 aggressioni xenofobe (del resto difficilmente
dimostrabili in quanto tali), ricordava i furti (1.455.997), le rapine
(34.904), gli omicidi (593, di cui solo 128 hanno avuto una donna per vittima,
contro la leggenda del femminicidio)
e i delitti a sfondo sessuale (4.493). Inutile ribadire ciò che è noto a tutti
(tranne alle Boldrini e alle Boschi) che gli autori dei numerosissimi furti,
stupri, rapine e omicidi sono in gran parte proprio quegli stranieri immacolati
che esistono nella fantasia degli utopisti.
Sul caso più recente di Nizza si è detto fin troppo e
l’attualità del terrorismo corre più veloce della penna dei giornalisti. In
ogni caso il giovane tunisino, islamico e stragista, aveva già molte pendenze
di tipo penale epperò aveva ricevuto dalla Francia lassista di Hollande il
rinnovo del permesso di soggiorno per altri 5 anni, fino al 2019…
Quello che bisognerebbe fare per ridurre il danno è
certamente l’opposto di ciò che propongono i poteri politici nazionali e
internazionali. Essi vorrebbero più integrazione, più immigrazione, più
multientnicità e meno polizia e controlli. Noi proponiamo invece: più controlli
alle frontiere e pene più rigide, meno moschee in Italia e in Europa, blocco
totale dell’immigrazione e… incoraggiamento al porto d’armi da parte dei cittadini
onesti.
Quest’ultima misura potrebbe sorprendere qualcuno ma in sé
non ha nulla di strano. La Svizzera è il paese con il maggior numero di armi
pro capite e non si sentono quasi mai episodi di folli che uccidono
all’impazzata. L’assioma pacifista più
armi = più violenza, va corretto in più
armi = meno violenza. Oggi poi in
Italia il porto d’armi esiste ed è legale.
Chi può escludere che, se gli onesti cittadini (la
maggioranza) avessero un arma con loro, molte tragedie come quella di Nizza non
si sarebbero potute evitare? Il criminale e il terrorista le armi del crimine
sanno sempre come reperirle. L’onesto cittadino no. Così dovrebbero essere
organizzati nel prossimo futuro corsi regionali o scolastici di tiro e lo Stato
dovrebbe favorire l’acquisizione delle armi da parte della società civile. Il
delinquente saprebbe così che non può fare quello che vuole e ciò sarebbe una
grande forma di dissuasione alle sue imprese. Tutto chiaro se davvero si
volessero risolvere i problemi, e non incoraggiare…
Bloccare l’immigrazione-invasione (divenuta totalmente
inassimilabile), mantenere a qualunque prezzo lo ius sanguinis (si è italiani solo se si ha almeno un genitore
italiano), aumentare le pene detentive e l’espulsione dei soggetti pericolosi,
e infine rinvigorire la nostra bimillenaria tradizione cristiana. Essa tollera
il male, ma non lo giustifica mai e sa essere misericordiosa all’estremo col
bisognoso ed il povero, ma anche ferma come Cristo al Tempio (Mt 21,12-13; Mc
11,15-17; Lc 19,45-46; Gv 2,13-16) coi criminali e i delinquenti, a prescindere
ovviamente dal colore della pelle, dall’origine, dalla religione e dal sesso di
appartenenza.

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