Ho studiato un po’ di filosofia nella mia vita, abbastanza da passare anche quella fase da alunno modello, quando tra noumeno e Geist inizi quasi a dubitare della realtà; non ne ho studiata abbastanza da perdermici in quella fase. Ma tengo qualche residuo di scetticismo e di idealismo covato nel fondo dell’anima, quanto basta per sprecare spesso del tempo nel cercare risposte ai deliri pirronistici degli intellettuali in poltrona, in primis gli apologeti del genere, quelli che è oscurantista pensare che se hai un pisello non sei una donna. Costoro, ormai lo sappiamo, sono entrati appieno nella fase manipoliamo i bambini (sempre meglio di quando li abortivano). Cade dunque a fagiolo l’incontro di questo pomeriggio al parco, dove mi diletto in un dialogo d’altri tempi con Luisa, 6 anni.
- Ciao Luisa
- Ciao
- Cosa fai qui?
- Sto giocando con la mia mamma
- Brava, e tuo fratello non c’è?
- E’ ancora a scuola, fra poco arriva e andiamo a mangiare
Lo so, non è un gran dialogo, ma la Luisa ha 6 anni.
- Sta bene tuo fratello? è un po’ che non lo vedo
- Sì, però ieri è caduto e si è sbucciato un ginocchio
- E lo ha mangiato?
- …
Non è uno scherzo, le ho chiesto se lo avesse mangiato, e Luisa non sapeva che rispondere.
- Ha mangiato il ginocchio?
- …
- Non capisci?
- No
- Scusa, ma che senso ha sbucciare il ginocchio se poi non lo mangi?
- …
- Ti spiego: io se sbuccio un'arancia, poi la mangio. Vero?
- Sì
- E allora, perché se sbuccio un ginocchio poi non lo mangio?
- Perché il ginocchio non è un’arancia
A questo punto l’ho baciata in fronte e poi me ne sono andato. Il nostro mondo ha ancora una speranza. Il ginocchio non è un’arancia. Non è che sia una risposta complicata, ma mi ha stupito la prontezza e l’assoluta sicurezza con cui l’ha proferita. Anni e anni di scuola, i progetti omosessualisti, kili di matematica, tutto concorrerà a distruggere in Luisa queste certezze elementari; ma nulla potrà contraddire il fatto che la nostra vita germina e si fonda su di esse. Chissà, forse tutta la sapienza della dialettica di Platone riposa qui, qui la logica aristotelica, o forse si intrattiene con quell’altro fruttivendolo di raro calibro, Tommaso: “questa è una mela”. Ricordate? Magari il punto non è che dobbiamo trasformare i bambini in filosofi del gender, e nemmeno che dobbiamo filosofeggiare in difesa dei bambini, magari il punto è che dobbiamo aiutare certi filosofi a tornare bambini. Tommaso evidentemente lo è sempre rimasto. Fine del racconto. Questa storia non ha una morale, però mi dice che la morale ha ancora molta storia davanti a sé.

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