di Ludovico Russomando“Un'esecuzione in piena regola fatta da killer professionisti, ma anche terroristi. Così, secondo gli agenti dell'anti-terrorismo greco, sono stati uccisi questa sera ad Atene due giovani militanti - uno 20 anni e l'altro 23 - del partito filo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) che stavano chiacchierando con amici davanti alla sede del gruppo, nel quartiere di Neo Eraklio. Un terzo uomo - Alexandros Gerontas, 29 anni - è rimasto ferito e si trova ricoverato in osservazione all'ospedale Santa Olga dove è stato sottoposto ad una delicata operazione alla milza. A sparare, usando una mitraglietta Skorpion o una pistola automatica calibro 9, due uomini arrivati sul posto a bordo di una moto di grossa cilindrata e con indosso un casco nero e uno bianco. La moto si è fermata e, mentre il guidatore restava in sella, il passeggero è sceso e con calma si è avvicinato al gruppo. Secondo alcuni testimoni, l'uomo all'improvviso ha estratto una mitraglietta, forse una Skorpion (ma altri testimoni hanno parlato di una pistola automatica) ed ha aperto il fuoco. Entrambe le vittime - che si chiamavano Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis - sono state raggiunte da proiettili al petto e al capo, a riprova della professionalità del killer che poi è saltato sulla moto e si è dileguato a gran velocità con il complice”.
Così, il giornalista Furio Morroni, sull’Ansa del 2
novembre 2013.
Ma in quel caso, per i due giovani
militanti di estrema destra, non fu proclamato nessun lutto nazionale, né in
Grecia, né in altri paesi europei. Non fu data
nessuna caccia all’uomo e nessun partito politico di rilievo, di
destra o cattolico, né laico e di sinistra, fu scandalizzato della violenza
ignobile e truce commessa contro due giovani inermi, in una grande città
europea come Atene.
Nessuno parlò di attentato alla
democrazia, alla libertà di espressione e di coscienza, o di cose simili. Nessun
presidente greco invitò i suoi colleghi d’Occidente a sfilare contro il
terrorismo e la violenza, per la pace e la libertà…
Ed è stato meglio così. Quei pochi uomini che non
hanno perso il vero senso critico e che oggi coincidono coi pochissimi che
fieramente dichiarano e dichiareranno fino alla morte JE NE SUIS PAS
CHARLIE! sanno che l’égalité, come la liberté e la fraternité
sono solo dei vuoti feticci ad uso e consumo delle masse manipolate dall’alto.
Che mai in una democrazia moderna o in uno Stato (liberal
democratico) di diritto, l’uguaglianza dei cittadini davanti alla
legge è stato un principio universale e senza eccezioni. Ma solo uno slogan,
uno dei tanti, ad usum delphini.
Uccidere un fascista non era reato, in Italia, non
solo durante gli anni funesti della cosiddetta Resistenza, uno dei più
ambigui e truffaldini fenomeni della storia contemporanea (come mostra
da ultimo Giampaolo Pansa), salvo magari in qualche sincero italiano patriota,
usato dai rossi come utile idiota. Ma non fu reato neppure negli anni ’40 e ’50
nelle zone rosse della penisola. Non lo fu poi, in modo eclatante, durante il
funesto ’68 in cui sbirri e fascisti divennero il nemico da abbattere, il
cittadino senza cittadinanza e senza alcuna copertura della legge. Negli anni
’70 ed ’80 poi furono uccisi e braccati in Italia decine di giovani di destra e
praticamente mai fu fatta luce sugli assassini, sui mandanti, sulle coperture
anche in alto loco. Le targhe che ne ricordano i nomi, come quella per Paolo di
Nella a Roma, lo dice “vittima dell’odio ideologico” e non vittima
dell’odio comunista: come Hollande che denuncia alla Nazione il male del
terrorismo, ma non del terrorismo islamico. Quando le BR iniziarono ad
uccidere militanti del MSI, magistrati seri e poliziotti, molti giornalisti ed
intellettuali paludati dissero di non essere né con i terroristi né con lo
Stato (i cui servitori, specie nelle forze dell’ordine, pagarono un lordo
tributo di sangue per difendere l’ordine pubblico).
Ma anche nella nuova era degli anni ’90, l’era di
Berlusconi, i cittadini italiani non sono stati trattati tutti allo stesso
modo, e il ferimento di uno straniero per mano di un italiano (magari di
destra) è stato giudicato più grave e più criminoso che il ferimento di un
poliziotto da parte di un militante di estrema sinistra. Le
manifestazioni degli eredi dell’autonomia e del terrorismo rosso godono di
stima e supporto e se vi sono eccessi, si tratta sempre di minoranze infiltrate
e di black block. Ma se in un corteo di Forza Nuova, di Casa Pound o di altri
gruppi si ha un coro contro l’immigrazione o il sistema si parla sulle prime
pagine di razzismo, violenza, antisemitismo, islamofobia, etc.
Oggi è del tutto permesso in Italia di attaccare e
insultare gli ‘omofobi’, i nazionalisti o i cattolici tradizionalisti,
facendone caricature e sarcasmo, e proponendone la persecuzione per legge, in
nome dell’ordine pubblico. Ma guai a chi tocca i gruppi sacri della Repubblica: la
lobby gay, la lobby trans, la lobby sionista, la lobby femminista, la lobby
animalista, la lobby ecologista, etc. Il cittadino gay è più protetto in Italia
che il cittadino anti-gay. E forse l’ateo più del cattolico, quello di colore
più del bianco, lo straniero più che l’indigeno, la donna più del maschio…
Così, senza alcuna incoerenza, si onorano fino alla
canonizzazione giornalisti di infimo valore e di immane squallore come quelli di
Charlie, e si censura il più grande comico francese vivente, il
franco-senegalese Dieudonné. Quest’ultimo, che non ha mai fatto male
ad una mosca, farebbe del sarcasmo che favorirebbe violenza. E il sarcasmo
satanico dei disegnatori di Charlie?
In effetti, i bestemmiatori di Charlie sono i santi
della democrazia totalitaria… Mentre i militanti di Alba Dorata meritavano la
morte, come la meritano tutti gli oppositori (veri…) del
sistema.
Ma qui si vede, chiaro come il sole, che la
democrazia è il problema, non il terrorismo.
camerunese non senegalese
RispondiEliminadbr
Poche volte mi sono trovato, così totalmente, incondizionatamente d'accordo con un articolo. Qui o altrove. Solo una parola: grazie.
RispondiEliminaMi auguro, caro Russomando, che lei pubblichi altri articoli su questo sito.