a cura di Marco
Mancini
Maurizio Blondet
(Milano, 1944) è un giornalista e scrittore di orientamento
cattolico tradizionale. Già inviato speciale per “Il Giornale” e
“Avvenire”, è oggi direttore della testata on line Effedieffe
(www.effedieffe.com).
E’ autore di numerosi libri, tra i quali ricordiamo “Gli Adelphi
della Dissoluzione. Strategie culturali del potere iniziatico”
(1994), “Cronache dell’Anticristo” (2001), “Chi comanda in
America” (2002), “Selvaggi con telefonino” (2006) e “Stare
con Putin?” (2007). Lo abbiamo incontrato all’Università
d’Estate della Fondazione Lepanto, svoltasi a Norcia dal 24 al 27
luglio, e ne abbiamo approfittato per chiedergli di scambiare quattro
chiacchiere.
Caro Direttore,
perdoni l’insolenza: cosa ci faceva all’Università d’Estate
della Fondazione Lepanto? Negli anni passati non siete andati proprio
d’amore e d’accordo, in particolare sui temi di politica
internazionale.
In primo luogo mi è
sembrato che, nonostante le posizioni americaniste tenute in passato
dalla Fondazione, alcuni tra i relatori avessero chiaro chi è il
nemico principale di quest’epoca, che io ho individuato a partire
dal 2001. Adesso, però, il nostro problema principale è diventato
il Papa con i suoi atteggiamenti. Di conseguenza, sono andato a
Norcia per incontrare persone con cui bisognerà coordinarsi in
futuro, considerata la crisi all’interno della Chiesa e il rischio
di vero e proprio scisma che in questo momento è stato scatenato. In
ogni caso, ho trovato l’incontro molto utile, perché in qualche
modo mi ha ricordato le ragioni di fondo per le quali vale la pena
opporsi alla marea montante del conformismo progressivo: è stato un
buon bagno di ragionevolezza cristiana, anzi di ragione.
Ultimamente, in
effetti, abbiamo notato da parte sua una maggiore consonanza rispetto
al passato nei confronti di taluni argomenti del mondo
“tradizionalista”, in parallelo con la maturazione di un giudizio
progressivamente critico sull’attuale pontificato. Ciò è dovuto a
ragioni personali o alla percezione di un momento di svolta epocale
nella società e nella Chiesa?
Io non sono mai stato un
“tradizionalista”, nel senso che non sono mai stato attaccato
alle forme, anche liturgiche. Certo, osservo che la nuova Messa
sembra fatta apposta per allontanare la gente dalla spiritualità,
venendo messa in ombra l’idea del sacrificio di Cristo sulla croce.
All’inizio avevo accolto con favore questo Papa, che mi sembrava
mirasse a riconquistare alla Chiesa tutta la gente rimbambita dalla
TV, che magari tende ad arretrare di fronte al peso di duemila anni
di dottrina; i primi atti del pontificato mi sono piaciuti. Poi,
però, la punizione insensata e mai spiegata ai danni dei Francescani
dell’Immacolata, con centinaia di vocazioni crudelmente stroncate,
la persecuzione contro altre personalità, religiose e laiche, con
l’epurazione sistematica di un certo tipo di pensiero cattolico, mi
hanno profondamente allarmato. L’ultima vicenda di Caserta è
emblematica: il Papa vi si è recato per incontrare un pastore
evangelico, peraltro nel giorno della festa della santa patrona
cittadina, e solo dopo le proteste dei fedeli si è deciso a fare
anche una visita pastorale, separandola però di un giorno
dall’incontro con i protestanti. Il suo progetto sembra ormai la
completa deconfessionalizzazione della Chiesa: significa che per
questo Papa bisogna pregare molto.
Qualche tempo fa Mario
Adinolfi, ex parlamentare cattolico del PD noto per la sua
opposizione all’ideologia del gender, ha rilanciato sul proprio
profilo Facebook un suo articolo (“Un mostro come tanti. Come
noi”). Dunque, il “complottista” Blondet citato da un piddino:
non è forse già questo uno sconvolgente segno dei tempi? E come
valuta la crescente opposizione da parte di tante persone ragionevoli
al progetto di legge Scalfarotto?
Purtroppo non sono molto
ottimista: non credo che queste isole di resistenza possano riuscire
ad arginare l’onda. Già oggi le unioni gay hanno a loro favore il
67% degli italiani, ci vuole poco ad arrivare a percentuali ancora
più bulgare, basta un po’ di manipolazione mediatica. Questo è un
popolo che si sta autoannichilendo. Gli esseri umani sono creati per
servire Dio, come è chiaro a tutte le culture religiose: quando
abbandonano questa prospettiva e si riducono al loro destino
zoologico, una civiltà finisce per essere spazzata via. Penso che
avesse ragione il prof. de Mattei, quando a Norcia ha proposto il
paragone tra l’epoca attuale e quella della caduta dell’Impero
Romano: il nostro compito è simile a quello dei monaci benedettini
dell’Alto Medioevo.
Cerchiamo subito –
non è difficile – di rompere il momentaneo idillio tra Blondet e
Adinolfi. In questo momento lo scacchiere internazionale è
attraversato da diversi focolai di tensione: Ucraina, nuovo
“Califfato” islamico, Gaza, solo per fare gli esempi più noti.
Cosa non torna nella narrazione dei nostri media? E poi: riesce a
individuare un fil rouge che lega tali eventi?
Essi hanno anche un significato, per così dire, metafisico?
Tutti i fatti citati, ai
quali stiamo assistendo, sono frutto di un unico progetto, elaborato
da taluni circoli americani ed ebraici. Temendo di perdere
l’egemonia, questi attori mirano, come il diavolo dell’Apocalisse
che si infuria perché sa di avere poco tempo a disposizione, a
sfruttare questa finestra temporale di opportunità per creare il
caos ed avvelenare i pozzi. Ad esempio, tutto ciò che avviene in
Ucraina è contro noi europei: ci obbligano a sanzioni sempre più
dure, che sono contrarie al nostro interesse. Accusano la Russia,
prima ancora di aver capito chi ha buttato giù il famoso aereo
malese. La condannano a pagare 50 miliardi di euro per Yukos, che
giustamente Putin aveva strappato dalle mani dell’oligarca
russo-ebraico Khodorkovsky, il quale l’aveva comperata con i soldi
dei Rotschild di Londra. Non bastando questo, l'altro giorno hanno tirato fuori
che i russi avrebbero violato il trattato sui missili a lunga
gittata. E’ come la fiaba del lupo e dell’agnello: questi
vogliono una guerra con la Russia, o perlomeno vogliono che gli
europei, che stanno cominciando a chiedersi con chi convenga stare,
continuino a guardare a Mosca come a un nemico. In generale, come
detto, applicano una strategia messa nero su bianco: vogliono il puro
caos. Non vogliono stabilire un nuovo ordine, come pure gli Stati
Uniti fecero nel 1945. Hanno creato, addestrato e manipolato i
jihadisti del c.d. califfato – un’operazione anche piuttosto
buffa, per alcuni versi – per generare caos, con tutte le
ripercussioni di cui soprattutto noi facciamo le spese, anche in
termini di flussi migratori che creano problemi non solo di ordine
pubblico, ma anche sanitari: vedi gli allarmi sui rischi di contagio
del virus Ebola.
Da quando i
nazionalisti ucraini combattono i filo-russi una parte, per quanto
minoritaria, della destra radicale tende a considerare la Russia la
co-protagonista di una nuova Yalta volta a schiacciare nuovamente i
popoli europei, un finto avversario degli USA e, anzi, un loro
compagno di spartizioni. Lei, che tra i primi suggerì l’opportunità
di “stare con Putin”, come valuta queste tesi, che in Italia sono
proprie tra gli altri di Gabriele Adinolfi?
Mi sembrano tesi
assolutamente fantasiose. Chi le suggerisce dovrebbe portare qualche
elemento concreto a sostegno. La Russia è fatta piuttosto oggetto di
un tentativo di accerchiamento, non solo politico e militare ma anche
mediatico. Putin sta diventando come Saddam Hussein: questo tipo di
criminalizzazione prelude alla condanna a morte del capo, una volta
che verrà sconfitto. E’ il loro modus operandi: prima
demonizzalo, poi uccidilo, magari con un’impiccagione pubblica.
Oltretutto, poi, sull’Ucraina c’è questo da dire: per 5 anni il
Dipartimento di Stato americano ha finanziato e gestito i gruppi di
opposizione. Poi i nostri neofascisti, se esistono ancora, quando
vedono dei gruppi con la svastica, per un riflesso condizionato di
tipo zoologico pensano: “ecco, questi sono dei nostri”. No,
quelli sono degli strumenti in mano a personaggi di cui io ho in più
occasioni fatto nome e cognome. Oggi vogliono distruggere Putin anche
perché è contrario all’ideologia del gender: esprime un tipo di
civiltà completamente differente, come dimostra il divieto di
propaganda omosessuale in Russia. In Occidente accetteranno un capo
russo quando questo farà ballare le Pussy Riot nella Cattedrale di
Mosca, magari invitando le TV. Il governo ucraino che abolisce l’uso
della lingua russa fa una cosa odiosamente cretina, perché tra
l’altro i maggiori scrittori ucraini scrivono in russo. Il nuovo
governo è inesistente, gestisce un Paese al collasso totale, l’unica
sua speranza è spingere, con continue provocazioni, la NATO in
guerra al suo fianco.
E l’euro? Cosa
risponde a chi sostiene che la moneta unica dà fastidio agli USA e
quindi serve per creare un vero contraltare alla potenza
statunitense? Qual è la sua opinione riguardo il “progetto
europeo”?
Io vorrei capire chi
mette in giro la voce che l’euro dà fastidio agli americani: gli
americani sono contenti che Draghi tenga l’euro sopravvalutato. Poi
possono esserci dissapori temporanei, ma gli americani non hanno mai
detto nulla contro l’euro, neanche nei progetti dei think tank
che, spesso e volentieri, ispirano poi la politica delle varie
Amministrazioni. Ora USA e Unione Europea stanno negoziando un
trattato transatlantico di libero scambio, che consentirà alle
aziende di citare in giudizio uno Stato per ogni norma che ritengano
restrittiva e nociva verso i loro affari. E noi stiamo firmando
questo trattato a nostra insaputa, senza alcun dibattito democratico
in merito. La stessa cosa stanno provando nel Pacifico, unendo tutti
gli Stati sui quali hanno una qualche egemonia: questi disegni di
integrazione sovranazionale somigliano molto al progetto di governo
unico mondiale tanto auspicato dai gruppi di potere finanziari.
Vent’anni fa usciva
la prima edizione del suo libro più conosciuto e più discusso,
“Adelphi della dissoluzione” (ed. Ares), recentemente
ripubblicato da Effedieffe. Quanto, a suo avviso, la penetrazione di
contenuti paganeggianti e gnostici ha intossicato la destra italiana
negli ultimi decenni? E come valuta il quadro politico italiano
attuale? Esiste la possibilità di ricostruire un nuovo schieramento
di destra? A chi affidarsi?
La destra presentava già
questi elementi gnostici o paganeggianti, però aveva anche i suoi
anticorpi che ora ha completamente perso. In realtà, la destra non
esiste più: come ha scritto Marcello Veneziani, abbiamo assistito
alla morte delle idee. Basti pensare al fallimento della destra di
governo: li abbiamo anche votati, ma che figura… un fallimento
storico per chi si proponeva come nuova classe dirigente. In questo
momento non vedo spiragli. Del resto oggi, se uno si ponesse davanti
al popolo italiano con un programma minimamente ricostruttore, ma
ricostruttore prima di tutto di una sana antropologia, sarebbe
sbertucciato. Non ho molte speranze: l’uomo-massa, come diceva
Ortega-y-Gasset, non si lascia convincere dagli argomenti, deve
vivere il male sulla propria pelle. Ma gli uomini di oggi non
imparano neanche così.
Come ha vissuto la sua
progressiva emarginazione dai media mainstream,
la sua riduzione – come scrive lei stesso – al rango di “non
persona”? Se potesse tornare indietro, rifarebbe tutto allo stesso
modo? Come risponde a chi la accusa di aver ecceduto nell’evocazione
di scenari “complottisti”?
Rifarei tutto come prima
perché purtroppo è il mio destino e il mio carattere. L’ho fatto
perché avrei dovuto “leccare il culo” ai potenti e mi faceva
schifo farlo. Chiaro che nella carriera giornalistica in questo modo
diventi out. Tuttavia, il fatto che Adinolfi abbia rilanciato il mio
pezzo, che ci sia gente che si è formata sui miei articoli e sui
miei libri e che oggi scrive cose che fino a qualche tempo fa ero
l’unico a denunciare dimostrano che, a poco a poco, questa pazienza
paga. Certo, non ci si può aspettare una diffusione di massa: in
fondo, messe di fronte a una scomoda realtà, le masse sarebbero le
prime a linciarci e i potenti di questo mondo lo sanno. Confidano in
queste masse idiote, capaci di sparare per una partita di calcio e
non contro l’Agenzia delle Entrate.
Per concludere,
qualche anno fa lei è stato colpito da un cancro, con i cui postumi
è ancora costretto a convivere. Qual è l’insegnamento più grande
che ha tratto dalla sua malattia?
Ho considerato subito che
la malattia fosse una grazia di Dio: del resto, non sono più giovane
e prima o poi tutti dobbiamo morire. Il cancro mi ha dato la
possibilità di pensare a me e a fare i conti con la mia vita di
peccatore. Mi ha portato a considerare con maggiore serietà il piano
soprannaturale, perché noi siamo fatti non per questa vita ma per
l’altra, questo è il nostro campo di prova. Poi è andata meglio
di quanto pensassi o potessi immaginare, anche se ho avuto
un’operazione e una lunga cura. Sofferenze ne ho avute e bisognerà
ancora aspettare.
Pubblicato il 01 agosto 2014

Onore ai camerati Marco e Maurizio!
RispondiEliminaEMR
"Adesso, però, il nostro problema principale è diventato il Papa con i suoi atteggiamenti."
RispondiEliminaVergogna, Blondet, vergogna.
Vergogna anche Mancini che intervista Blondet in quel modo.
Tutti a gettare fango polemico sul Santo Padre motivati da malcontento politico nascosto con le scuse più diverse.
Voi non siete cattolici, siete peggio dei massoni.
chi sei tu per giudicare?
EliminaFacile dire "vergogna" senza neppure argomentare. La vostra papolatria sta diventando più odiosa e dannosa dell'eresia stessa. Il Papa è infallibile quando definisce solennemente un dogma di fede o di morale, ma non lo è sicuramente ogni qual volta emette un peto. Dovreste vergognarvi voi di essere passati dal rispetto e dall'ossequio dovuto al Santo Padre, all'idolatria più pura nei confronti di una persona. Dove eravate quando Benedetto XVI veniva massacrato mediaticamente dagli stessi Vescovi?Ipocriti!
EliminaOnore a Blondet e a mancini e si vergogni Lei.... piuttosto.. e invece di andare ecumenizzando a vuoto provi a tirare fuori la il melone da sotto la sabbia.... forse s'accorgerà anche Lei che Padre Bergoglio è un grosso equivoco e che l'ecumenismo d'accatto vaticanosecondsita è scaduto da mezzo secolo.
EliminaQuat
Si vede che agli "ecumenici" di ogni sorta vanne bene le sciatterie liturgiche del Regnante Pontefice, vanno bene le imprecisioni dottrinali, vanno bene le aperture a ideologie che negano il valore della famiglia e della vita, vanno bene i tentativi di cambiare le verità della Chiesa attraverso la prassi, vanno bene le improvvide interviste al "papa laico" del giornalismo italiano - prima smentite, poi confermate, poi smentite di nuovo: povero Padre Lombardi, dovrebbe chiedere una "indennità di Papa" -, vanno bene le persecuzioni dei Francescani dell'Immacolata, solo perché questi bravi frati considerano la Tradizione come una possibilità, vanno bene le visite a "pastori" evangelici, ignorando le comunità cattoliche locali.
RispondiEliminaTutto ciò può andar bene a un "ecumenico". Molto meno a un cattolico.
Molte grazie a Marco Mancini per questa bella intervista.
Se Eugenio Scalfari fa le sue solite scemenze non è colpa del Santo Padre, che anzi è una vittima del cattivo giornalismo ideologico. Voi siete vittime di un'altra ideologia, quella della finta purezza, e gettate zizzania su Papa Francesco in ogni squallido modo. Esagerate ogni minuzia come se il Papa fosse un'eresiarca in incognito, come gli scribi e i farisei ipocriti. Guai a voi.
EliminaGià, le solite scemenze. Perché il Santo Padre ha concesso un'intervista, atto inusuale e inusitato per un Pontefice?. Perché l'ha concessa a Scalfari, il "papa laico", noto anticlericale e anticattolico? Perché senza, apparentemente, testimoni, senza registrazione, senza revisione dello "sbobinato", senza revisione della pubblicazione finale (si fa con i personaggi "illustri")?. Quelle discutibili dichiarazioni sono vere o sono false? Sono un'invenzione di Scalfari? Sono estrapolate? Perché sono state smentite - in parte - da Padre Lombardi, poi l'intervista è comparsa sul sito ufficiale, poi è stata cancellata? Quanto danno hanno fatto, alla Dottrina cattolica, quelle improvvide dichiarazioni?. Si tratta di ingenuità, superficialità o di "preparare il terreno" a cambiamenti dottrinari?
EliminaGià, guai a noi, perché guai alla Chiesa, se continua così.
Ma falla finita. Le interviste con Eugenio Scalfari sono state concesse da Papa Francesco che, non contento delle stupidaggini scritte dal giornalista, gli ha concesso un altro colloquio. A questo punto o il Papa è completamente sprovvisto della virtù della prudenza, oppure si è prestato coscientemente al gioco di Scalfari giusto per vedere...l'effetto che fa.... è bello cercare l'approvazione di questo mondo, bello e molto comodo...non si da fastidio a nessuno e si piace a tutti!
EliminaLa colpa è di Scalfari, non del Papa che è vittima degli anticlericali dal volto benevolo. Ora smettetela di fare del Pontefice il capro espiatorio.
EliminaOttima intervista. Ringrazio Blondet perchè, leggendolo, mi si sono aperti gli occhi quando ero ancora sufficientemente giovane.
RispondiEliminaPaolo Maria Filipazzi
Questa intervista me l'ero persa! Mi fa piacere che Blondet dialoghi con il prof.De Mattei. Non condivido né gli eccessi antiamericani né filoamericani, ma abbiamo bisogno di un ricompattarsi di tutto il cattolicesimo non conformista. Non possiamo dividerci per causa di scelte del tutto secondarie. Blondet è molto conosciuto per le sue tesi discutibili sull'11 settembre, mentre in realtà è stato uno scrittore prolifico anche nell'ambito di tematiche ben più interessanti. Suo merito è stato quello di mettere in guardia dal neognosticismo adelphiano e dai suoi rapporti con la finanza "laica" (massonica), di parlare di Anticristo in tempi non sospetti ricollegandolo al disegno mondiale anticristiano (i cosiddetti "diritti civili" contro natura come espressione dell'antinomismo), di intuire con l'argo anticipo la possibilità una alleanza con la Russia di Putin, baluardo europeo contro un occidente sempre più violentemente anticristiano ma anche contro un fondamentalismo islamico foraggiato dalla Cia per indebolire lo spazio di influenza sovietico e poi russo.
RispondiEliminaHo saputo che la casa editrice Effedieffe legata a Maurizio Blondet ha pubblicato da poco un libro di Michel Schooyans intitolato "Il complotto dell'Onu contro la vita".Lodevole iniziativa editoriale il cui titolo complottista non deve trarre in inganno, ricordo un libro dello stesso autore con prefazione dell'allora card.Ratzinger (la trovate sul sito di Costanza Miriano), libro illuminante e di estrema attualità. Oggi la vera linea di demarcazione è quella che vede da una parte i difensori della vita (tutti: Blondet e De Mattei, Ferrara e Adinolfi) e dall'altra parte un potere senza freni che non s'arresta nemmeno di fronte all'intangibilità della persona!
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