«I figli delle coppie gay sono più felici e in salute degli altri». A dare credito a Repubblica e ai suoi sempre pacatissimi titoli non vi sarebbe da discutere ancora neppure un solo minuto sull’opportunità di consentire o meno le adozioni gay, ma solo da approvarle al più presto, possibilmente anche incoraggiandole per il bene dei bambini. Ad osservare invece i dati di fatto – in questo caso, il contenuto di uno studio scientifico a cura di un team di ricercatori dell’Università di Melbourne – ci si accorge che le cose, tanto per cambiare, non solo non sono come sembrano e come sono stata presentate, ma sono quasi l’opposto.
Infatti, a parte che leggendo questo studio [1] traspare, da parte
degli autori, una prudenza assai diversa dai toni riservatagli dal
quotidiano fondato da Eugenio Scalfari [2], non sono né poche né
irrilevanti le criticità che, anche ad una lettura superficiale,
emergono. Il lavoro in questione, anzitutto, non si basa su un campione
enorme – 500 bambini – e fra l’altro ottenuto attraverso un
campionamento di convenienza anziché probabilistico [3], e quindi dagli
esiti di ricerca non generalizzabili; il che non è poco se si pensa che è
stato proprio sulla base di analoghe carenze che è stata formulata una
dura critica [4] ai 59 studi che l’American Psychological Association aveva selezionato per cercare di sdoganare le cosiddette famiglie omosessuali.
Un reclutamento non probabilistico del campione, sia ben chiaro, non
implica che lo studio effettuato su di esso sia automaticamente carta
straccia; impedisce però – questo è il punto – di trarre qualsivoglia
conclusione generale come quella rilanciata da Repubblica. Anche perché la raccolta del materiale successivamente impiegato nello studio risulta effettuata tramite dati self report da
parte dei genitori sulla salute del loro bambino; non quindi quello che
si dice un parametro assolutamente oggettivo e incontestabile. Inoltre
rimane da chiarire la composizione del campione di confronto: si
trattava di figli coi genitori sposati, conviventi, separati, single o
solo? Senza altre informazioni, l’eterosessualità del genitore parametro
insufficiente.
Non va infine trascurato come la situazione economica di molti dei
bambini di “famiglie omosessuali” considerati – oltre 400 – fosse
caratterizzata da un reddito familiare tutt’altro che
comune, precisamene fra i 60.000 ed i 250.000 dollari, contro un reddito
medio delle famiglie confrontate di 64.000 dollari; e pure i titoli di
studio dei genitori gay reclutati sono risultati mediamente superiori a
quelli degli altri. A ciò si aggiunga che questo studio esce proprio
mentre in Australia divampa il dibattito su una ridefinizione del
matrimonio che includa anche le coppie omosessuali, il che da un lato
spiega come questa ricerca gode di tanta visibilità e, d’altro lato,
alimenta l’ipotesi che le stesse persone omosessuali interpellate
possano essersi impegnate per apparire genitori all’altezza.
Del resto non sarebbe la prima volta che la letteratura su questi temi risulta condizionata da posizioni, per così dire, pro-gender
[5]. Le numerose e feroci voci critiche sollevatesi solamente pochi
mesi or sono contro l’ormai famoso studio ad opera del sociologo Mark
Regnerus [6] (che pure, coinvolgendo 3.000 giovani dai 18 ai 39 anni, si
avvalse di un campione assai più vasto dando voce direttamente a
loro, ai figli cresciuti da genitori omosessuali, ma fu da taluni
giudicato poco credibile) per questo lavoro dei ricercatori
dell’Università di Melbourne, benché come abbiamo visto esso sia ben
distante dall’essere inattaccabile, non si stanno per il momento
ancora sentendo. Avranno, immaginiamo, altro di cui occuparsi oppure,
più semplicemente, si scagliano solo contro quello che disturba i loro
schemi. O forse sarebbe meglio dire i loro pregiudizi.
Note: [1] Cfr. Crouch S.R. –Waters E. – McNair R. – Power P. – Davis E. (2014) Parent-reported measures of child health and wellbeing in same-sex parent families: a cross-sectional survey. «BMC Public Health»; Vol.14:635; [2] «I figli delle coppie gay sono più felici e in salute degli altri», «Repubblica.it», 8/7/2014; [3] Viene chiamato campionamento di convenienza perché «legato alla semplicità dell’estrazione, o al basso (inesistente) costo di estrazione»: Levine D.M. - Krehbiel T.C. – Berenson M.L., Business Statistics, Pearson 2006 (trad.it Statistica,
Apogeo 2006, p.221); nello specifico, i partecipanti a questo studio,
non scelti casualmente fra la popolazione, sono stati reclutati
attraverso annunci, pubblicità, elenchi di indirizzi mail della comunità
gay; [4] Cfr. Marks L (2012) Same-sex parenting and children’s
outcomes: A closer examination of the American psychological
association’s brief on lesbian and gay parenting.«Social Science Research»; Vol. 41 (4):735-751; [5] Cfr. Redding, R.E. (2008) It’s really about sex: Same-sex marriage, lesbigay parenting, and the psychology of disgust.«Duke Journal of Gender Law & Policy»; Vol.16: 127-193; [6] Cfr. Regnerus M. (2012) How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study.«Social Science Research»; Vol. 41(4):752–770.
http://giulianoguzzo.com/2014/07/10/figli-di-coppie-gay-piu-felici-degli-altri-non-esattamente/
Pubblicato il 10 luglio 2014

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