"Io sono il Buon Pastore. Il Buon Pastore offre la vita per le pecore. Il
mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non
appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo
le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore" (Gv 10, 11-13)
Ancora mons. Mogavero. Vi
ricordate il Vescovo di Mazara del Vallo, di cui si
era già occupato a suo tempo il nostro Riccardo Facchini? Sì, proprio colui
che alimentava una strisciante insubordinazione nei confronti di Benedetto XVI.
Proprio lui, che da presidente del Consiglio per gli Affari Giuridici della CEI
sparava un giorno sì e l’altro pure contro il Governo Berlusconi, impicciandosi
anche della faccenda delle liste PdL alla Regione Lazio. O che, se
preferite, allo scoppio della guerra in Libia si
schierò a favore dei bombardamenti della NATO, allo scopo di far fuori il
cattivo Gheddafi. O che – le sue perle non finiscono mai – ha
prefato un volume di tono scandalistico sulla figura del Beato Giovanni
Paolo II. O che posò con atteggiamento da consumato modello con indosso i paramenti liturgici donatigli da Giorgio Armani.
Insomma, questo campione di
umiltà e di obbedienza al soglio pontificio, virtù che di recente sembra siano
tornate nuovamente di moda presso certi ambienti catto-progressisti, ha
abbandonato ogni freno inibitorio da quando al suddetto soglio è asceso il
povero Papa Francesco. Come tanti altri avrà pensato: massì, questo qui parla
di misericordia, non giudica gli omosessuali che cercano Dio, si preoccupa
delle “nuove sfide” poste dai nuovi modelli di famiglia. Insomma, è uno dei
nostri: dopo la brutta parentesi dell’oscurantista Benedetto XVI (e forse anche
del Papa polacco), ricomincia la ricreazione!
Così, si è portato avanti con il
programma: in un’intervista alla “Stampa” di domenica, ha
affermato che “la legge non può ignorare centinaia di migliaia di
conviventi: senza creare omologazioni tra coppie di fatto e famiglie [ancora
con questa favoletta…], è giusto che anche in Italia vengano riconosciute le
unioni di fatto. Lo Stato può e deve [DEVE?] rispettare e tutelare il patto che
due conviventi hanno stretto tra loro. Contrasta con la misericordia cristiana [sic!]
e con i diritti universali il fatto che i conviventi per la legge non
esistano. […] Senza equipararle alle coppie sposate, non ci sono ostacoli
alle unioni civili”. Una bella entrata a gamba tesa nel dibattito politico di
questi giorni, animato dalla proposta di Renzi sul riconoscimento pubblico
delle unioni di fatto, anche omosessuali.
Solo qualche giorno prima il
vescovo di Parma Enrico Solmi, presidente della Commissione CEI competente
proprio in materia di famiglia, aveva
ribadito alla Radio Vaticana l’orientamento tradizionale dei Vescovi
italiani (no al riconoscimento delle unioni di fatto, sì ai diritti
individuali). Soprattutto, l’intervista è uscita subito dopo che Padre Lombardi
aveva
fornito un necessario chiarimento alle parole del Papa sulle “nuove sfide”
poste dalle unioni omosessuali. Il responsabile della Sala Stampa vaticana
aveva parlato di forzature, addirittura di “strumentalizzazione”
nell’interpretazione delle parole del Pontefice: “parlare di apertura alle
“coppie gay” – aveva detto – è paradossale, perché il discorso del Papa è del
tutto generale e perché perfino il piccolo esempio concreto mostrato dal Papa
in merito (una bambina triste perché la fidanzata della sua mamma non la ama)
allude proprio alla sofferenza dei figli”. Del resto, proseguiva Lombardi, “chi
ricorda le posizioni da lui manifestate in precedenza in Argentina in occasione
di dibattiti analoghi sa bene che erano completamente diverse da quelle che
alcuni ora cercano surrettiziamente di attribuirgli”. Dunque, nessuna apertura
a unioni che Padre Lombardi, nel suo comunicato, definisce addirittura
“anomale”! (ricordate quanto scandalo suscitarono le parole di Benedetto XVI
sulle forme di amore “deviato”?).
Questa è la situazione, caro
mons. Mogavero. In più, numerose espressioni del laicato cattolico (ma non solo),
riunite sotto l’ombrello della Manif Pour Tous Italia, hanno organizzato per questo sabato una manifestazione nazionale a Roma, proprio per dire
no ai progetti volti a scardinare l’istituto familiare e a criminalizzare il dissenso dall'ideologia omosessualista (vedi la legge anti-omofobia). Siamo, se non lo si fosse
compreso, nel bel mezzo di un’importante battaglia politica e culturale, nella
quale la voce dei cattolici dovrebbe risuonare forte e chiara. E invece, mentre
i poveri fanti si schierano, pronti a sostenere l’urto dello scontro, qualche
generale, che dovrebbe guidarli dall’alto della propria autorità (di successore
degli Apostoli), preferisce abbandonarli al loro destino, anzi si diletta addirittura
nel colpirli alle spalle.

Onore al camerata Mancini!
RispondiEliminaEMR
Un vescovo bacato peccato.
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