di Francesco Pertici
Libri – Tesi la mano
come un poverello di Cristo,
e chiesi dei libri.
Libri! Per alimentare
l’intelligenza
cattolica, apostolica e romana
di molti giovani
universitari. (…)
Perché non comprendono,
o Gesù, la profonda
carità cristiana di
questa elemosina,
più efficace di dare pane di buon grano?
San Josemarìa Escrivà,
Cammino
Tutti quei sistemi
teologici ed ideologici che pretendevano di raccontare l’uomo e la
sua storia, di definirne un fine e di individuarne un significato
sembrano aver fallito. L’ideologia contemporanea che li ha
sostituiti e che sempre più prende campo, circondata da un alone di
adorazione collettiva e d’indiscutibilità è l’Umanitarismo.
Dissentire da esso, mostrarne gli errori e le falsità, magari
professando la fede cristiana e cercando di farla vivere e darle
sostanza nella propria vita significa essere additato come “nemico
del progresso”, come residuo di un mondo sorpassato.
L’Umanitarismo, attraverso i media e il mondo politico diffonde
suoi codici retorici che devono essere mandati a memoria e diffusi,
inventa riti ai quali non si può non partecipare, “asserisce le
sue verità e non le dimostra, soffoca con guanciali comodi invece di
sollecitare le menti e ferisce con l’arma della dialettica”.
“La filantropia [ha]
preso il posto della carità; la soddisfazione [ha] sostituito la
speranza e la fede [è] stata spodestata dalla cultura”. E in
questo quadro anche numerosi cristiani e, fra loro, molti sacerdoti
tradiscono, cedono ai “venti di dottrina”, a questo “spirito
del progressismo adolescente” e perdono la fede in Cristo,
abbandonano la Chiesa.
Questa è la cornice
nella quale si svolgono le vicende narrate da Robert H. Benson
(1871-1914) ne Il padrone del mondo (1907, prima edizione
italiana del 1921, l’ultima pubblicata da Fede e Cultura nel 2011).
Ed è immediata la percezione che si tratti di un libro profetico che
parla di noi, di questi nostri giorni, del mondo in cui viviamo. Lo
stesso Papa Francesco, commentando un brano tratto dal libro dei
Maccabei, in occasione della sua omelia del 18
novembre scorso ne ha
sottolineata l’attualità, citando proprio Benson come colui che
“ha visto proprio quello spirito della mondanità che ci porta
all’apostasia”.
Figlio dell’arcivescovo
di Canterbury, Benson è uno dei principali protagonisti del fenomeno
di conversioni al cattolicesimo che prende il via da Newman e
dall’Oxford Movement ed interessa numerosi scrittori ed
intellettuali della tarda età vittoriana e dei primi decenni
del secolo.
Vive in prima persona la
crisi spirituale e dottrinaria che l’anglicanesimo affronta in quei
decenni (che pure sembrano, se letti in superficie, decenni di una
sua nuova primavera). La presa di coscienza di un formalismo
religioso dominante nei suoi conoscenti, di un moralismo che sembra
ormai privo di qualsiasi presenza di carità cristiana, le ambiguità
e le incertezze che pure il padre, la massima autorità spirituale
della Chiesa anglicana, sembra nutrire su alcuni fondamenti della
fede oltre alla scoperta della natura “periferica”
dell’anglicanesimo rispetto all’universalità autentica del
cattolicesimo sono le molle che permettono a Benson di intraprendere
il difficile cammino della conversione, portato a compimento
nell’estate del 1903, pochi mesi prima di essere ordinato sacerdote
(a proposito di quest’esperienza, la sua autobiografia spirituale
Confessioni di un convertito offre pagine poetiche e
commoventi).
Ne Il padrone del
mondo Benson ci parla degli ultimi giorni, della sfida finale fra
Umanitarismo e Cristianesimo, incarnata dalle figure di Giuliano
Felsemburgh (Giuliano, come l’Apostata), il padrone di questo
mondo, suo pacificatore e condottiero nella guerra santa contro i
cristiani, e Padre Percy Franklin che diventerà Papa col nome di
Silvestro, l’ultimo Santo del calendario, che conosce la tentazione
del rinnegamento di Cristo, ma che saprà a Lui tornare per guidarne
poi la Chiesa fino al Giudizio.
Ma nelle pagine di Benson
si incontrano anche le figure di Oliviero Brand, politico in
carriera, incarnazione dello spirito del tempo, costretto a tenere
nascosto al mondo il per lui incomprensibile ritorno al cattolicesimo
della madre sul letto di morte e quella di sua moglie Mabel, dapprima
entusiasta del trionfo dell’Umanitarismo, disperata poi di fronte
al suo strascico di violenza omicida, che, poco prima di darsi la
morte in una “casa per l’eutanasia”, sembra intravedere la
luce.
È proprio la natura
profetica delle pagine di Benson a farle suonare per il lettore di
oggi, forse, ancor più straordinarie e sconvolgenti di quanto
dovessero apparire un secolo fa. Quegli “ultimi giorni” sono così
simili ai nostri, sembrano, talvolta, essere arrivati, ormai prossima
pare la “prova finale”.
Benson stesso sa bene che
“Questo libro produrrà senz’altro sensazioni di sconforto
e sarà, perciò e per altri motivi oggetto di ogni tipo di critica”.
Ma, nonostante questo, Benson ha ritenuto “che il mezzo migliore
per esprimere valori e princìpi che mi stanno a cuore e che io credo
veri ed infallibili fosse quello di tradurli in avvenimenti che
possano commuovere”.
E commuovere, per Benson,
ha il significato latino di “muovere insieme”, “mettere in
movimento”.
Ecco l’insegnamento più
prezioso che Il padrone del mondo offre alla nostra vita
cristiana: non abbandonarsi allo sconforto ma mettersi in movimento,
alimentare la nostra speranza, essere il sale della terra.
Ma come fare? Mentre
tutto sembra congiurare contro la Chiesa, quando l’Umanitarismo
appare trionfare e si moltiplicano le abiure del cristianesimo Padre
Franklin si rivolge al Papa che a lui chiede quale sia la soluzione a
tutto questo. E la riposta di Padre Franklin sembra rivolta anche a
noi: “Santo Padre: la messa, la preghiera, il rosario. Queste sono
le prime e le ultime cose. Il mondo nega la loro potenza ed è invece
in tutto questo che il cristiano deve trovare appoggio e rifugio.
Tutte le cose in Gesù Cristo: in Gesù Cristo ora e sempre”.
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