Su il Giornale è stato pubblicato un pezzo
a firma del sempre ottimo Fabio Marchese Ragona, riguardante i tweet - quantomeno imprudenti - di Francesca Immacolata Chaouqui, fresca di nomina nella
commissione referente sui dicasteri economici della Santa Sede,
istituita da Papa Francesco subito prima della sua partenza per la GMG di Rio.
Le
accuse su Paolo Gabriele, messo lì come capro espiatorio (per non parlare delle
discutibili affermazioni su Bertone e Tremonti, e dell’assurda voce su una
presunta leucemia di Papa Benedetto, ribadita ben due volte), sono di una
gravità estrema e sarebbe un gesto di buon senso da parte della Santa Sede chiedere
alla giovane di rassegnare le dimissioni, se non addirittura rimuoverla
d’imperio.
Vatileaks ha infatti portato fin troppo
scompiglio dentro la Chiesa, ed è più che legittimo credere che sia stata la
proverbiale goccia che ha indotto Benedetto XVI all’abdicazione.
Ma
quello che più colpisce di questo ennesimo passo falso compiuto da quando regna
Francesco, dopo il non chiarissimo caso di mons. Ricca e l’ancor meno chiaro
caso del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, è il ruolo della Curia.
Sia
chiaro, in tutti e tre i casi in questione il Papa non ha responsabilità
dirette, e sarebbe assurdo cercare in Lui un’intenzione avversa a Papa
Benedetto; Francesco si è fidato di quanto gli è stato detto dai suoi
consiglieri, consiglieri che a loro volta sono stati, soprattutto in
quest’ultimo caso, mal consigliati.
Viene
da chiedersi che fine abbia fatto l’efficienza di un tempo della Curia Romana,
perché l’immagine che ne risulta è solo di una gran confusione sotto il cielo!
Un
tempo qualunque nomina, prima di essere ratificata, sarebbe passata al vaglio
di più uffici, e questi avrebbero indagato ogni piega dell’operato dei
nominati, non certo per volontà inquisitorie, ma a salvaguardia dell’Istituzione;
oggi invece non si è nemmeno in grado di spulciare tempestivamente un paio di tweet.
La
riforma che da più parti si chiede a Papa Francesco e che ancora stenta a dare
frutti, come ribadito di recente dal cardinale Dolan, sembra dover essere più
profonda e radicale del previsto: non si tratta solo di rimettere in sesto
alcuni ingranaggi accorpando, sopprimendo, creando o rimettendo a lucido i
dicasteri di Curia, lo IOR o altro, ma di investire la mentalità degli uomini
di Chiesa, troppo poco attenti alle modalità con cui vengono eseguite le varie
nomine e al vaglio dei profili dei candidati, già a partire dall’accettazione degli
aspiranti sacerdoti o, peggio, dei loro insegnanti nei seminari e nelle varie
Facoltà di Teologia.
Con
grave danno per il corpo della Chiesa, che si trova così scosso da piccoli e
grandi scandali che si potrebbero benissimo evitare con un minimo di attenzione
in più; e forse è proprio il dramma della noncuranza, ben più delle trame
ordite volontariamente, il grande capolavoro del Demonio che Papa Francesco e
Papa Benedetto hanno tentato di esorcizzare con la consacrazione del Vaticano a
San Michele Arcangelo di poco più di un mese fa.

Infatti, il maldestro terno d'inizio pontificato: Ricca-Chaouqui-Francescani dell'Immacolata è un pessimo inizio.
RispondiEliminaSe fosse solo questione di cattivi consiglieri, cosa aspetta Francesco a prenderli a calci nelle terga e a rimediare il rimediabile, almeno con i Francescani dell'Immacolata?
Temo però che il verminaio della Curia romana sia fuori della portata di Francesco.