di Paolo Maria Filipazzi
I quattro relitti della società navigavano proprio in pessime
acque: da due anni suonavano musica punk
rock ma, in maniera del tutto inspiegabile, non erano diventati famosi. Uno
spettro si stava materializzando sempre più minaccioso: doversi mettere a
lavorare. Giammai! Un amico raccontò ad uno di loro di come quattro pulzelle
moscovite fossero divenute famose in tutto il mondo. Allora la classica
lampadina si accese nelle loro testoline. Innanzitutto, un nuovo nome: se le
loro beniamine, essendo femminucce, avevano scelto di chiamarsi “le Pussy
Riot”, i loro emuli, essendo maschietti, non avrebbero potuto chiamarsi
altrimenti se non “i Dick Revolt”. Avevano poi la fortuna di vivere in un Paese, l’Ucraina, che languiva sotto il giogo di Viktor Yanukovich, un tiranno cattivo, ma così cattivo che, dopo avere di recente vinto in libere e democratiche elezioni, pretendeva perfino di usare questo fatto come pretesto per andare avanti a governare. Ed ecco che in quattro e quattr’otto misero in piedi una bella canzoncina: un insulto a Yanukovich di qua, una invocazione blasfema alla Madonna di là, ed il pezzo destinato a spaccare era pronto!
A quel punto, infilate sulle loro testine vuote dei bei collant da donna, con le chitarre a tracolla, si incamminarono verso la chiesa
prescelta per la profanazione. Naturalmente, per avere la visibilità
desiderata, era necessario che il posto della memorabile performance non fosse troppo fuori mano. Scelsero allora un luogo la cui celebrità e la cui centralità nello scacchiere geopolitico mondiale
avrebbero garantito una risonanza planetaria: la chiesa di San Nicola a
Barvinkov, nel distretto Verkhovinsky, nella regione Ivano-Frankivsk. Tutto il
mondo ne avrebbe sicuramente parlato!
Ma l’imprevisto era in agguato, nella persona di padre
Vasily, il parroco, che si parò loro di fronte roteando minacciosamente un
turibolo. Padre Vasily era uno di quei preti a cui importa assai poco di
“cercare il dialogo” o “capire le ragioni dell’altro”: a lui interessava
difendere la casa del Signore dalla violazione di quei quattro miscredenti. Il
turibolo da combattimento saettò nell’aria e calò inesorabile sulle quattro
teste di legno una, due, tre, infinite volte. Insomma, i quattro Piselli in Rivolta
finirono gonfiati di botte. Il leader
del quartetto di geni dichiarò in seguito: «A un certo punto dal nulla è
saltato fuori un prete armato di turibolo, lo usava come una clava. Da molto
tempo non ne prendevamo tante». E come se non bastasse, l’impetuoso parroco ha
poi pure chiamato la polizia, che ha trascinato via i quattro inutili in
manette.
Qualcuno penserà che mi sia sbizzarrito ad imitare i racconti
di Giovannino Guareschi. E invece no: è successo sul serio, il 9 novembre 2012.
Un mio amico, commentando la notizia, ha detto che tutto questo gli ricorda la
scena del film “Il compagno Don Camillo” in cui il prete russo, uscendo dalla
semi-clandestinità dopo essere stato istruito dal parroco di Brescello, tratta
col sindaco comunista del paese nell’unica maniera corretta: suonandogliele di
santa ragione. Prendiamo dunque questo episodio come un segno di speranza della
Divina Provvidenza nei tempi calamitosi che stiamo attraversando: Don Chichì,
con la sua mediocrità, la sua inettitudine, il suo tentativo disperato e caricaturale
di farsi amare dai nemici della Chiesa, non ha ancora prevalso. Una luce brilla
in mezzo alle tenebre: Don Camillo è vivo e lotta insieme a noi. Perché sono
quei bravi preti di una volta, in apparenza semplici, poco o nulla al passo coi
tempi, dai modi spicci e un po’ grezzi, così ben rappresentati dalle figure
letterarie del don Camillo di Guareschi e del Padre Brown di Chesterton, che
hanno fatto nei secoli la grandezza del Cattolicesimo Romano. È stata la loro
eclissi una delle cause determinanti della crisi che stiamo attraversando. Sarà
il loro ritorno il preludio al definitivo Trionfo di Cristo.
Per la cronaca, l’arresto dei buontemponi è durato solo
qualche ora. Poi padre Vasily, dimostrandosi per quello che è, e cioè un pezzo
di pane, è andato a trovarli in cella, ha fatto pace e ha ritirato la denuncia,
facendoli scarcerare. Ironia della sorte, pare che nemmeno lui avesse questa
gran simpatia per Yanukovich, tanto che ha dichiarato: «Ho pensato fossero
ladri e sono corso a difendere la proprietà ecclesiastica. Se avessi saputo che
avevano una tale nobile missione politica, avrei chiamato il diacono per
assisterli. È un buon baritono».
Personaggio dell’Anno 2012.
Personaggio dell’Anno 2012.
Pubblicato il 18 novembre 2012
Il turibolo, più che una clava, è un mazzafrusto.
RispondiElimina«distretto Verkhovinsky, nella regione Ivano-Frankivsk»
RispondiEliminaGià territorio polacco (1920-1939), già Galizia austriaca (1792-1918). Per questi motivi storici e religiosi (qui vivono milioni di uniati cattolici), è la regione dell'Ucraina più vicina all'Europa e più avversa alla Russia. Fateci caso che la stragrande maggioranza delle manifestazioni e dei movimenti anti-russi in Ucraina sono avvenuti e avvengono qui. Il che spiega perché anche il buon Padre Vasily non nutrisse molta simpatia per Yanukovich, ma ubi maior minor cessat :D