TRADUZIONE DELL’OMELIA DEI FUNERALI del Colonnello Arnaud Beltrame (18 APRILE 1973 – 24 MARZO 2018).
Giovedì Santo, 29 marzo 2018.
Cattedrale di S. Michele di Carcassonne.
In questa cattedrale, alla presenza di tante autorità civili e militari,
dopo l’omaggio nazionale reso ad un eroe che ha suscitato l’ammirazione di
tutti, in presenza delle sue spoglie, sarebbe stato senz’altro conveniente
che predicasse un vescovo. Ma in questo giorno in cui fierezza e dolore
abitano i nostri cuori, in cui speranza e lutto cercano un cammino di
riconciliazione, tutto sembra sconvolto. Sapete della mia presenza al
capezzale del colonnello con la sua fidanzata, e già civilmente sua sposa,
cinque giorni fa, all’ospedale. Eravamo riuniti tutti e tre come per il
loro matrimonio, che dovevo benedire fra breve, ed è il sacramento
dell’estrema unzione degli infermi che abbiamo celebrato al suo posto.
Avrei dovuto predicare fra due mesi la gioia del matrimonio del colonnello
Arnaud Beltrame con Mireille, ed eccomi costretto a dire la pesante
tristezza del suo funerale. Un figlio, un fratello, uno sposo, un
officiale, un Francese, un figlio di Dio, un eroe, è morto. Il suo corpo è
separato dalla sua anima dall’alba di sabato 24 marzo. Fu ferito in modo
terribile da un terrorista venerdì, nell’ora in cui il Cristo offriva la
sua vita per noi sulla Croce. Questo corpo, cara Marielle, che avete amato
e che vi ha amato, questo corpo che riceve oggi l’onore della bandiera
tricolore, non potrà più prendervi tra le sue braccia. Arnaud non potrà
chiedervi, il prossimo 9 giugno, se accettate di diventare sua moglie nel
sacramento del matrimonio. Ma questa tragedia, come il Venerdì santo che
celebreremo domani, non è l’ultima parola di questa storia crudele. Essa
già si adorna dei colori dell’alba per condurre Arnaud alla gloria di
Pasqua, alla speranza radiosa della resurrezione.
Allora, Signore, siate lodato per la forza che avete infuso in questo cuore
d’uomo e d’ufficiale. Siate lodato per il dono della fede cattolica, che è
stata per Arnaud una riscoperta stupefacente. Aveva 36 anni quando ha
ricevuto per la prima volta la Vostra Presenza reale nella santa comunione
e il dono della vostra forza nel sacramento della confermazione. Da allora,
non ha mai nascosto la gioia della sua fede ritrovata. Oh, certamente, come
noi tutti, ha potuto commettere degli errori nella sua vita, ma chiedeva
sempre perdono a coloro che avesse potuto ferire.
Siate infine lodato, Signore, per avergli permesso di amare fino alla fine
(Giov. 13, 1). Perché «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la
vita per i propri amici» (Giov. 15, 13), come ci ha insegnato il Vostro
divin Figlio Gesù. Il colonnello era consapevole del rischio che assumeva
consegnandosi come ostaggio al fanatico. Lo ha fatto per salvare una vita,
forse più d’una, e perché quello era il suo dovere di gendarme e di
cristiano, realizzando fino in fondo le sue convinzioni. Ha offerto la sua
vita per fermare la morte. Il credo dello jihadista gli ordinava di
uccidere. La fede cristiana di Arnaud lo invitava a salvare, offrendo la
sua vita se necessario. Signore, gli avete donato la grazia di realizzarlo
esattamente una settimana prima della celebrazione della Vostra passione.
Ci avete lasciato l’esempio definitivo guarendo le nostre anime con le
Vostre ferite (cfr. Is 53, 4-5). Avete dunque proposto la salvezza a tutti
gli uomini, e anche a questo assassino. Concedetegli misericordia, Signore.
Non era consapevole della gravità del suo gesto fanatico. Pensava
addirittura di piacerVi uccidendo.
Dov’è ora Arnaud: in cielo, in purgatorio o, come pensano i partigiani del
suo carnefice, all’inferno? È un segreto che non appartiene che a Dio. Il
suo sacrificio lo ha certamente configurato a Cristo, ma preghiamo per
questo eroe. Preghiamo anche per le altre vittime; preghiamo anche per il
loro assassino.
Mia cara Marielle, è a voi che adesso desidero rivolgermi. Io so quanto
Arnaud vi abbia amata. Questo virile soldato, questo eccellente ufficiale,
con voi era un gentiluomo delicato ed attento. Era pronto per impegnarsi in
un matrimonio felice ed indissolubile, fedele alla sua fede cattolica.
Aveva scoperto con gioia Luigi e Maria Beltrame, la prima coppia onorata
dalla Chiesa come beati, quali possibili lontani cugini. Si era preparato
al matrimonio con una serietà che impone la nostra ammirazione e di cui è
prova la splendida dichiarazione d’intenti che mi aveva inviato quattro
giorni prima dell’attentato.
L’offerta eroica e libera della sua vita, le innumerevoli preghiere e messe
che sono state innalzate al cielo dal mondo intero per lui, il sacramento
degli infermi e la benedizione in articulo mortis che ho potuto offrirgli
all’ospedale, possono darvi la ferma speranza della sua felicità eterna. Le
ultime preghiere sono state alternate con voi, mentre tenevate la mano di
Arnaud, sigillando per sempre in Dio il vostro amore e la comunione delle
vostre anime.
Ascoltate, allora, queste parole che egli avrebbe potuto rivolgervi, cara
Marielle, e dire anche a tutti noi: «Non piangere se mi ami! Se conoscessi
il dono di Dio e che cos’è il cielo! Se tu potessi udire da qui il canto
degli angeli e vedermi in mezzo a loro! Se tu potessi vedere spiegarsi
davanti ai tuoi occhi gli orizzonti e i campi eterni, i sentieri ove io
cammino! Se, per un istante, tu potessi contemplare, come me, la Bellezza
davanti alla quale tutte le bellezze impallidiscono! Come? Tu mi ha visto,
tu mi hai amato nel paese delle ombre, e non potresti né rivedermi, né
amarmi ancora nel paese delle realtà immutabili? Credimi, quando la morte
verrà a spezzare i tuoi legacci come ha spezzato quelli che incatenavano
me, e quando, un giorno che Dio conosce e che Egli ha stabilito, la tua
anima verrà in Cielo dove la mia l’ha preceduta, in quel giorno tu rivedrai
colui che ti ha amata e che ti ama ancora, ne ritroverai l’affetto
purificato. Dio non vuole che, entrando in una vita più felice, io divenga
meno amante, infedele ai ricordi e alle gioie della mia altra vita! Dunque
mi rivedrai, trasfigurato nell’estasi e nella felicità, non più in attesa
della morte, ma avanzando, istante dopo istante, con te che mi terrai la
mano, lungo i nuovi sentieri della luce e della Vita... Asciuga allora le
tue lacrime e non piangere più, se mi ami».
Cara Marielle, la fecondità del vostro amore si misura sin d’ora nelle
incredibili testimonianze, giunte dal mondo intero da qualche giorno, di
tutti coloro che sono stati colpiti e fortificati nella loro fede dal
sacrificio di Arnaud. Ecco i vostri figli. Certamente, in questo giorno di
lacrime, una simile prova è infinitamente misteriosa. Ma voi non siete
sola. Dio piange con voi, come ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro
(cfr. Giov. 11, 35)! E poi, guardate! Siete circondata dall’immensa
compassione di tutto un popolo, unanime nell’ammirazione del gesto del
colonnello e nella comprensione del vostro immenso dolore: una folla
riempita di speranza nel messaggio che il suo sacrificio offre alla
Francia. L’eroismo è possibile. Il nostro paese ne ha bisogno per essere
salvato dalla mediocrità dell’individualismo, che feriva il suo cuore di
gendarme. Insomma, egli si rivolge a tutti noi. La sua ricerca spirituale
tardiva, io ne sono testimone, gli ha mostrato che tutto ciò che non
riguarda l’eternità ritrovata è tempo perso. Il mondo che egli ha
abbandonato privilegia l’urgente sull’essenziale. Ritroviamo come lui
l’urgenza dell’essenziale.
Nella loro casa, benedetta lo scorso 16 dicembre, Arnaud e Marielle avevano
riservato una stanza per farne un oratorio dove pregavano in coppia. Io ve
ne supplico, fratelli e sorelle, in prossimità della Pasqua, vegliate nella
preghiera!
Arnaud, Marielle ed io avevamo condiviso che non si trionfa su un’ideologia
soltanto con le armi o con i computer. La si abbatte con delle convinzioni
spirituali. La fede cristiana che ha riscoperto, le meraviglie cristiane
della storia di Francia che lo appassionavano, sono le migliori armature
contro la follia delle credenze assassine che uccidono e vogliono uccidere
ancora.
Ma siamo anche convinti che questo combattimento spirituale si vinca con la
carità e non con l’odio. «Al tramonto della nostra vita, saremo giudicati
sull’amore» che avremo donato o, al contrario, sull’egoismo, la collera e
l’orgoglio che avremo messo in tutte le cose? Allora, possano i soldati che
rischiano coraggiosamente la loro vita in difesa della Francia, e noi
concittadini, in questi anni terribili della nostra storia, essere
strumenti di pace.
Come Arnaud e con lui, là dov’è odio, mettiamo amore. Là dove è offesa,
mettiamo perdono. La dove è discordia, mettiamo unione. La dove è l’errore,
mettiamo la verità. La dove è il dubbio, mettiamo la fede. La dove è la
disperazione, mettiamo la speranza. La dove sono le tenebre, mettiamo la
luce. La dove è tristezza, mettiamo gioia.
Che ognuno cerchi non tanto di essere consolato, ma di consolare, non di
essere compreso ma di comprendere, non di essere amato, ma di amare.
Perché è donando che si riceve, è dimenticandosi di sé che si ritrova se
stessi, è perdonando che si ottiene il perdono, è morendo che si resuscita
alla vita eterna.
Viviamo tutto ciò, e il sacrificio mirabile del colonnello Beltrame non
sarà stato un commovente fuoco di paglia, ma la scintilla di una rinascita;
allora la Francia, che egli ha servito con passione nella gendarmeria,
camminerà verso la pace. Così sia!
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