del cardinale Charles Journet (Il Male. “Saggio Teologico”, Borla, Roma
1993, pp. 241-244)
1) “Dio è troppo buono perché ci sia un inferno; è troppo buono per
tollerare un inferno, un inferno eterno!”. Ma è l’uomo che è responsabile
dell’inferno, non Dio. Per quanto Egli, nella sua bontà infinita, cerchi di
essere soccorrevole verso di noi, Dio non può tollerare che l’uomo Gli
voglia resistere. Si dice che «Dio è troppo buono per non perdonare? Ma è
proprio quello che fa: tutto, tutto perdona appena il cuore si pente. Se il
diavolo si pentisse, sarebbe immediatamente perdonato. Ma il peccato senza
pentimento non può essere perdonato, allo stesso modo che Dio non può
annientare Se stesso: il diavolo desidera un mondo per sé, un mondo privo
di Dio come lui, un fuoco quasi altrettanto penoso per lui quanto quello
della carità (e in cui tuttavia la pietà di Dio, che non è assente da
nulla, fa sì che si soffra meno di quanto si è meritato). L’amore ha creato
tutto per diffondere la bellezza divina, esso non può essere vinto; se mi
rifiuto di manifestarlo in misericordia, lo manifesterò in giustizia.
Questo rifiuto è il mistero» (J. Maritain, Réponse à Jean Cocteau, p. 15).
2) Alla fine di Souvenirs d’enfance et de jeunesse, Ernest Renan scrive:
«Ricevo molte volte all’anno una lettera anonima che contiene queste
parole, scritte sempre con la medesima calligrafia: “Se però ci fosse un
inferno!”. Senza dubbio la persona pia che mi scrive vuole la salvezza
della mia anima, ed io la ringrazio. Ma l’inferno è un’ipotesi ben poco
conforme a ciò che, d’altronde, sappiamo della bontà divina». E continua
con lo stesso tono divertito: «L’infinita bontà che ho incontrato a questo
mondo m’ispira la convinzione che l’eternità è piena di una bontà non
minore, nella quale ho una fiducia assoluta».
“La bontà divina...”: quando Renan pronunzia queste parole, confessa, nel
medesimo libro, di essere entrato nella filosofia tedesca “come in un
tempio”, e di avere desiderato di essere “cristiano” come Herder, Kant,
Fichte.
“Ciò che, d’altronde, sappiamo della bontà divina...”. Ma che cosa sappiamo
della bontà divina? Quale libro, quale messaggio ce ne ha rivelato le
profondità infinite, le follie, se non il Vangelo? E quale libro, nello
stesso tempo, ci ha rivelato tanto i terribili rigori di Dio?
3) Apriamolo, per sfogliarlo quasi a caso: «Se il tuo occhio destro si
scandalizza, toglilo e gettalo lontano da te, poiché è meglio per te
perdere una sola delle parti del tuo corpo, che vedere tutto il tuo corpo
gettato nella Geenna» (Mt., V, 29); «Entrate per la porta stretta; poiché
larga e spaziosa è la via che porta alla perdizione; e molti la seguono?»
(Mt., VII, 13); «Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non è
forse in nome Tuo che abbiamo profetizzato..., cacciato i demoni..., fatto
del miracoli?”. Allora dirò loro in faccia: “Non vi ho mai conosciuti”»
(Mt., VII, 22-23); «Colui che mi rinnegherà davanti agli uomini, io lo
rinnegherò davanti a mio Padre che è nei cieli» (Mt., X, 33); «Colui che
ricerca la sua anima la perderà, e colui che perderà la sua anima per causa
mia, la ritroverà» (Mt., X, 39); «Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli
che strapperanno dal suo regno tutti gli scandali e gli autori di iniquità
e li getteranno nella fornace ardente in cui sarà pianto e stridore di
denti» (Mt., XIII, 41-42, 50); «Allora, di due uomini che sono nei campi,
uno sarà preso e l’altro lasciato; di due donne intente a macinare, una
sarà presa e l’altra lasciata... Perciò dunque tenetevi pronti..., poiché è
nell’ora in cui non ve l’aspettate che verrà il Figlio dell’uomo» (Mt.,
XXIV, 40-44); «A colui che ha, sarà dato, ed avrà in sovrabbondanza; ma a
colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha» (Mt., XXV, 29). In san
Luca troviamo gli stessi avvertimenti: «Quelli che sono sul ciglio della
strada sono quelli che hanno udito, poi viene il diavolo che toglie la
Parola dal loro cuore per timore che credano e siano salvi» (VIII, 12);
«Guai a te, Corozain, guai a te, Betsaida... Nel giorno del giudizio, Tiro
e Sidone saranno trattate con meno rigore di voi» (X, 13-14); «Che accadano
scandali è inevitabile, ma guai a colui per colpa del quale accadono!
Sarebbe meglio per lui che gli si mettesse una pietra al collo e che fosse
gettato nel mare, piuttosto di scandalizzare uno di questi piccoli. State
bene in guardia!» (XVII, 1-3). E in san Giovanni: «Non ho forse scelto voi
Dodici? Eppure uno di voi è un demonio» (VI, 7); «Sono venuto in questo
mondo per un giudizio: perché coloro che non vedono, acquistino la vista, e
perché coloro che vedono diventino ciechi» (IX, 39); «Chi ama la sua vita
la perde; chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita
eterna» (XII, 25).
C’è la parabola dell’uomo che è gettato fuori perché non ha voluto
procurarsi l’abito nuziale (Mt., XXII, 11-14). C’è, contro gli scribi ed
i Farisei ipocriti, la serie delle sette maledizioni, che sono l’opposto di
un immenso Amore rifiutato, incapace di contenersi più a lungo:
«Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti
sono mandati, quante volte ho voluto riunire i tuoi figli, come una gallina
riunisce i suoi pulcini sotto le sue ali... e non avete voluto» (Mt.,
XXIII, 13-31, 37). C’è ancora quella parabola così sconcertante delle
vergini sagge e delle vergini stolte: «“Signore, Signore, aprici!”. Ma egli
rispose: “In verità vi dico: lo non vi conosco!”» (Mt., XXV, 11-12). C’è
infine la scena sconvolgente del giudizio universale, la terribile
equivalenza delle sentenze e delle sanzioni: «Venite voi benedetti da mio
Padre, prendete possesso del regno che vi è stato preparato fin dalla
creazione del mondo»; «Allontanatevi da me, maledetti, andate nel fuoco
eterno che è stato preparato per il Diavolo e per i suoi angeli» (Mt., XXV,
34, 41).
E successivamente: «E questi se ne andranno ad una pena eterna ed
i giusti alla vita eterna» (XXV, 46). 4)E c’è di più. Se è vero che il Verbo si è fatto carne, che il Figlio eterno di Dio ha voluto venire in mezzo a noi per morire su di una croce sanguinante, è possibile che una simile avventura, un annientamento così inconcepibile, per parlare come l’Apostolo (Fil., II, 7), un sacrificio il cui valore, poiché è teandrico, è assolutamente infinito, gli sia stato proposto dal Padre celeste, e che egli abbia voluto compierlo liberamente, se non per rimediare a quel male, esso pure infinito a suo modo, salvando gli uomini dalla follia del peccato? Il mistero di una redenzione infinita sarebbe forse spiegabile se non corrispondesse ad una miseria infinita? Tali sono le due infinità che si contendono il cuore dell’uomo. Pubblicato il 07 aprile 2018

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