La settimana appena trascorsa è stata monopolizzata, ecclesiasticamente parlando, dall'affare della “lettera di Benedetto a mons. Viganò”. Qualcuno ci ha chiesto incessantemente di parlarne, ma dato che fino a sabato la questione non è stata pienamente definita, abbiamo aspettato. A quanto pare abbiamo fatto bene.
I fatti sono noti, non aggiungiamo nulla:
-Lunedì sera tutti i giornali più importanti, contemporaneamente, sparano lo stesso titolo: c'è una lettera nella quale Benedetto dice di appoggiare apertamente Bergoglio. I due a sentire i giornaloni sono gemelli siamesi. Piena sintonia. I critici di Bergoglio devono quindi stare zitti, andare a scopare il mare, così la smettono di dare fastidio. Qualcuno osa dire che la situazione sembra un pochino grossolana, ma viene re-invitato ad andare a scopare il mare. La lettera è stata presentata dall'autorevolissima Sala Stampa vaticana e sarebbe una specie di endorsement alla pubblicazione di una serie di libri, scritti da vari teologi, che spiegano la teologia di Bergoglio.
-Martedì, circa 12 ore dopo l'annuncio, viene fuori, grazie a Magister, che la situazione è un po' più complessa. C'è una seconda parte della lettera nella quale Benedetto dice di non aver letto neanche di striscio i suddetti libri. La sua lettera è stata una risposta di cortesia a mons Viganò, che gli chiedeva una recensione. “Ho altro da fare”, dice Benedetto.
Qui la notizia sembra chiusa. Pari e patta. Le vedove ratzingeriane possono avvalersi della seconda parte della lettera per dire che Ratzinger ha mandato a quel paese Bergoglio, mentre i bergogliani possono dire che Ratzinger ha parlato di continuità. La sala stampa non ha fatto una figura bellissima, ma passerà.
-Sabato. Sembrava finita, ma ad un certo punto, il disastro. In realtà c'è una terza parte della lettera, nella quale Ratzinger dice che no, non recensirà quei libri, ma non perché non ha tempo, ma perché proprio gli stanno sulle balle. La sala stampa entra in crisi e non può fare altro che pubblicare il testo completo della lettera. Si viene quindi a sapere che fra i teologi scelti per spiegare la Bergoglio-teologia, dice l'Emerito, ce n'è uno che ha fatto di tutto per delegittimare sia il suo pontificato che quello di Giovanni Paolo II. Andate a scopare il mare, sembra dire Ratzinger. Cosa vi è saltato in mente?
Va però detto, per aggiungere errore su errore, che l'Emerito non voleva che il testo fosse pubblicato. Il tutto era "riservato e personale". Bastava quindi tacere dell'esistenza dello scritto, per evitare una situazione ingestibile.
C'è poi il giallo della foto: due righe sono state sfocate per non farle leggere.
E ancora. La sala stampa che dice "è una foto artistica" e poi la nota "abbiamo diffuso solo ciò che era attinente alla pubblicazione dei libri".
In pratica, la notizia di lunedì non esisteva. Anzi, volendo ben guardare, la lettera di Benedetto tradisce una sorta di irritazione.
Ci chiediamo: se fra i teologi di riferimento dell'attuale pontificato ce ne sono alcuni che erano in aperto contrasto con quelli precedenti, tanto da creare appositamente istituti per “delegittimare il magistero papale”, non è che, forse, c'è un po' di discontinuità proprio fra il pontificato di Francesco e i precedenti?
Qualcuno fra i maggiori sostenitori dell'attuale pontificato sembra aver iniziato una specie di presa di coscienza. Prendendo le parole del Sismografo, che è un blog a quanto pare diretta emanazione vaticana: “Come è stato possibile dare tribuna ad un teologo fondatore di un'organizzazione contraria apertamente al magistero pontificio?”.
In realtà questa domanda se la sono fatta molti già in occasione della surrettizia santificazione di Lutero, o dell'ingresso trionfale in Vaticano di teologi della liberazione rinsecchiti, o dei convegni sul controllo delle nascite.
Insomma, il problema di discontinuità c'è. E ormai è noto a livello nazionale, sui media ufficiali come Avvenire, oltre che internazionale, vedi New York Times.
Per tutti i particolari belli e brutti, vi rimandiamo a Magister, Tosatti e Messainlatino.it
P.s. So che arriveranno i soliti messaggi della serie "tu assolvi Bergoglio", ma rimane da chiedersi, se Francesco fosse a conoscenza di ciò che stava per compiersi. Onestamente, pensiamo di no. Però quello danneggiato è lui.
Pubblicato il 19 marzo 2018

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