di Elia Buizza
(da Notizie Pro Vita)
Il matrimonio gay, legalizzato o no, non è “matrimonio”. Comunque muove un bel giro di soldi.
(da Notizie Pro Vita)
Il matrimonio gay, legalizzato o no, non è “matrimonio”. Comunque muove un bel giro di soldi.
Le associazioni ci sono, la militanza
territoriale è sommariamente garantita, il contesto storico-sociale
attuale (caratterizzato da una forte disinformazione) pare essere
favorevole, le pressioni internazionali sono più che sufficienti e i
finanziamenti abbondano.
Pubblicato il 15 ottobre 2015
Sembra mancare solo un riconoscimento da
parte del legislatore per completare il disegno da anni perseguito dal
mondo lgbt, che incontra il suo ultimo ostacolo nella mancata estensione
giuridica del vincolo matrimoniale alle coppie di persone dello stesso
sesso.
Questo deficit legislativo, però, non pare influenzare particolarmente il mondo gay che, in tutta Italia, organizza convegni ed esposizioni per sensibilizzare l’opinione pubblica,
educandola a guardare con favore a questi nuovi modelli familiari che
invocano riconoscimento e tutela (già garantiti, a livello di diritti
privati individuali, dall’ordinamento vigente).
Ed ecco che a Bologna (comune che già nel 1982 riconosceva “l’importanza
e la progettualità di una realtà associativa gay e lesbica”, concedendo
una sede al “Circolo di cultura omosessuale 28 giugno”, oggi chiamato
“Il Cassero”) approda Gay Bride Expo, un salone integralmente dedicato ai matrimoni tra persone dello stesso sesso che si svolgerà alla Fiera di Bologna il 10 e l’11 ottobre. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è “costituire il punto di riferimento del dibattito
nazionale tramite stand espositivi dedicati alle aziende del settore
Same Sex Wedding, incontri politici, seminari tecnici e mostre e di
affermarsi come testimone autorevole delle tendenze moda, del design e
del divertimento” (si veda il sito www.queerblog.it).
Certo è che, alla luce delle dichiarazioni rilasciate da alcuni organizzatori, l’iniziativa pare più essere un evento unidirezionalmente orientato
che non prevede la presenza di alcuna controparte e, di conseguenza,
destinato a perdere il ruolo di “punto di riferimento del dibattito”
ancor prima di vederselo riconosciuto. Tra i nomi dei partecipanti i più
rilevanti sono Alessandro Fullin (curatore delle iniziative culturali
del centro gay Il Cassero) e Carlo Gabardini (attivista nella lotta
contro l’omofobia).
Flavio Romani, presidente dell’Arcigay (patrocinatore dell’evento) afferma che “il matrimonio tra persone dello stesso sesso è una realtà
anche in Italia, Gay Bride Expo ce ne dà la prova: esistono operatori
commerciali che hanno deciso di rivolgersi alle coppie omosessuali per
dar corpo ai loro sogni, e realtà che sostengono spose lesbiche e sposi
gay nel loro viaggio verso la felicità”. Ma la “realtà” di cui parla Romani non esiste, è un auspicio personale e soggettivo, una convivenza amorosa e passionale, ma non è un matrimonio.
Che poi gli operatori commerciali si
siano rivolti alle coppie omosessuali per assecondare i loro desideri è
un dato di fatto, ma i dubbi circa le motivazioni che li spingono a
rendersi disponibili per l’organizzazione di questo tipo di cerimonie
sono numerosi e ben fondati: il fatto che, statisticamente parlando, si
può riscontrare nelle coppie lgbt che vorrebbero sposarsi un tasso di ricchezza notevolmente elevato,
induce a considerare l’ipotesi che talune scelte vengano assunte dai
suddetti operatori seguendo logiche più di tipo economico che di tipo
etico. Potete rileggere quanto già abbiamo scritto qui, per riflettere sugli interessi economici che muovono i fautori dei “diritti per tutti”.
Il diffondersi di questi eventi, però, non illuda l’opinione pubblica. Non basta un abito ed una cerimonia formale ad unire in vincolo matrimoniale due persone.
Un travestimento, per quanto bello e realistico, rimane un
travestimento. Anche quando i matrimoni tra persone dello stesso sesso
fossero espressamente riconosciuti dal nostro ordinamento, queste “fiere
nozze” saranno pallide imitazioni mal riuscite sotto
tutti i punti di vista; null’altro che imitazioni, un imbarazzante
tentativo di assimilare la preparazione e l’organizzazione di un
matrimonio all’organizzazione e alla preparazione di qualcosa che matrimonio non è, in quanto carente degli elementi essenziali richiesti.
E’ interessante sottolineare che è lo stesso “orgoglio gay”, quello che non ha perso completamente il lume della ragione e del buon senso, a sostenerlo.

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