di Michele Pisano
No, il nostro punto di vista è differente da quello proveniente dalle frange del femminismo, dei marxisti e degli intellettuali contrari alla maternità surrogata. E dobbiamo rimarcarlo per non cadere ancora in errore. Perché questi guardano il dito, ma non la luna. Luna che è persona, dignità, consapevolezza del limite, capacità di rinuncia. Il femminismo contrario alla maternità surrogata guarda alla donna, superiore all’uomo e al bambino. Il marxista evidenzia solo l’aspetto economico, reale, ma che non spiega abbastanza la tragicità di questo gesto, che non è frutto del capitalismo ma di persone che hanno perso la bussola. Gli intellettuali, che non appena sentono odore di possibile visibilità si impegnano a firmare appelli. Fuori tempo massimo, e pure patetici.
No, il nostro punto di vista è differente da quello proveniente dalle frange del femminismo, dei marxisti e degli intellettuali contrari alla maternità surrogata. E dobbiamo rimarcarlo per non cadere ancora in errore. Perché questi guardano il dito, ma non la luna. Luna che è persona, dignità, consapevolezza del limite, capacità di rinuncia. Il femminismo contrario alla maternità surrogata guarda alla donna, superiore all’uomo e al bambino. Il marxista evidenzia solo l’aspetto economico, reale, ma che non spiega abbastanza la tragicità di questo gesto, che non è frutto del capitalismo ma di persone che hanno perso la bussola. Gli intellettuali, che non appena sentono odore di possibile visibilità si impegnano a firmare appelli. Fuori tempo massimo, e pure patetici.
Le
motivazioni contro la maternità surrogata negli ultimi giorni sono provenute da
mondi molteplici e variegati. Dal movimentismo femminista, da pensatori
marxisti e anticapitalisti e intellettuali, veri o presunti.Temi talvolta
anacronistici sono stati utilizzati per discutere di questo strumento e spiegare
il perché del no all’utero in affitto.Uno degli aspetti legati alla vicenda che
maggiormente ha sollevato critiche è quello economico, elemento fondamentale ai
fini del processo, e che contribuisce a rendere la pratica possibile solo ai
benestanti.
Questa mostruosità porta il bambino all’interno di un mercato e diventa una rivendicazione alla lotta di classe. Ma si rischia di perdere di vista il problema. Non è la questione monetaria a rendere questa pratica bestiale e immonda, ma è lo strumento in sé e la volontà di metterlo in atto. Il mercato è domanda e offerta, con consumatori e produttori, di qualunque classe sociale. Finché c’è l’interesse a qualcosa, e l’interesse a venderlo, ci sarà mercato. Ma focalizzarsi esclusivamente sulla gravità dell’uomo-merce significa guardare al problema da una prospettiva marxista e non evidenziare il valore della centralità della persona che questa merita. Il mercato non si muove da solo, è un artificio creato dagli uomini. E se questi pongono all’interno delle dinamiche mercatistiche un bambino, significa che l’uomo ha perso di vista il bene e non accetta i propri limiti.
È ormai chiaro che c’è la domanda di bambini, passatemi il termine, e c’è l’offerta nel venderli come un prodotto. È una forma blanda di schiavismo, la schiavitù del desiderio, solo che i bambini non vengono messi a cucire o a raccogliere cotone nei campi, ma vengono consegnati nella mani di chi vuole veder colmato un vuoto.
Ma si badi bene: la maternità surrogata può prevedere anche una gestante che si dona volontariamente, ma non per questo la pratica è meno abominevole. Sia perché i costi ci saranno sempre e le agenzie saranno comunque necessarie a gestire la logistica; sia perché anche la gratuità del gesto esprime un disordine inaccettabile. Un bambino viene passato da un abbraccio all’altro, e uno di questi abbracci verrà il più delle volte meno, sino a scomparire del tutto. Gratuitamente o a pagamento questo gioco rimane violento, incivile, immorale. Un contratto non può regolare l’affettività.
Questa mostruosità porta il bambino all’interno di un mercato e diventa una rivendicazione alla lotta di classe. Ma si rischia di perdere di vista il problema. Non è la questione monetaria a rendere questa pratica bestiale e immonda, ma è lo strumento in sé e la volontà di metterlo in atto. Il mercato è domanda e offerta, con consumatori e produttori, di qualunque classe sociale. Finché c’è l’interesse a qualcosa, e l’interesse a venderlo, ci sarà mercato. Ma focalizzarsi esclusivamente sulla gravità dell’uomo-merce significa guardare al problema da una prospettiva marxista e non evidenziare il valore della centralità della persona che questa merita. Il mercato non si muove da solo, è un artificio creato dagli uomini. E se questi pongono all’interno delle dinamiche mercatistiche un bambino, significa che l’uomo ha perso di vista il bene e non accetta i propri limiti.
È ormai chiaro che c’è la domanda di bambini, passatemi il termine, e c’è l’offerta nel venderli come un prodotto. È una forma blanda di schiavismo, la schiavitù del desiderio, solo che i bambini non vengono messi a cucire o a raccogliere cotone nei campi, ma vengono consegnati nella mani di chi vuole veder colmato un vuoto.
Ma si badi bene: la maternità surrogata può prevedere anche una gestante che si dona volontariamente, ma non per questo la pratica è meno abominevole. Sia perché i costi ci saranno sempre e le agenzie saranno comunque necessarie a gestire la logistica; sia perché anche la gratuità del gesto esprime un disordine inaccettabile. Un bambino viene passato da un abbraccio all’altro, e uno di questi abbracci verrà il più delle volte meno, sino a scomparire del tutto. Gratuitamente o a pagamento questo gioco rimane violento, incivile, immorale. Un contratto non può regolare l’affettività.
I
variegati movimenti progressisti, o meglio, la maggior parte, si stanno scagliando
contro la maternità surrogata, vietata in Italia ma possibile in altre nazioni.
E anche a questo riguardo, eviterei di portare avanti una battaglia
esclusivamente sanzionatoria, proibizionista e legale. Parlando esclusivamente
della punizione si rischia di non trasmettere nulla di valoriale. Perché siamo
contrari? Non a causa di una legge vigente che proibisce, ma da un valore che
ci unisce. Le femministe, che guardano alla donna come unico centro
d’interesse, dimenticano il valore. Mettono da parte il bambino. È lo stesso
ragionamento a proposito dell’aborto. Decido io, a discapito di qualcun altro. A
essere messa da parte è la persona. Questa non conta. Contano solo le
rivendicazioni della donna. Altri, favorevoli alla pratica, pur di difenderla
ammettono che questi bambini non sarebbero mai potuti nascere senza la
surrogata, e quindi l’utero in affitto dà la possibilità alle coppie
omosessuali di donare la vita (sigh!). Però non si capisce perché trai «mai
nati» non vengano contati i bambini abortiti.
L’utero è mio e me lo gestisco io.Si punta sull’autonomia
della donna dimenticando il bambino e si perde di vista la questione
dell’adozione omosessuale puntando i riflettori su uno degli strumenti
attraverso cui una coppia può adottare.
C’è la spasmodica ricerca di far approvare una legge che dia la possibilità a due papà di essere registrati negli atti ufficiali (ora capite perché si puntava su genitore 1 e genitore 2) e diventare coniugi. Questi poi avrebbero la possibilità di adottare (è pronto un decreto legge). Insomma, ora quel mondo progressista e intellettuale punta tutto nella battaglia contro l’abominio della maternità surrogata, strumento che sfornerà un bambino con tre genitori e uno che vorrebbe essere papà, ma non lo è. Non lo è, senza girarci molto attorno.
La battaglia per la dignità della donna, che ora raccoglierà nelle sue fila politici, pensatori, “società civile”, rischia di distrarre i cattolici e i laici dall’opposizione in sé, quella alle adozioni per omosessuali e per single. Di fronte a chi afferma che i cattolici sono contrari alla maternità surrogata solo perché non vogliono che due papà, o due mamme, possano avere – avere – un bambino dobbiamo, a testa alta, ribadire che sì! È così! Il penoso supermarket dei pargoletti è lo strumento per soddisfare il naturale istinto di paternità, e maternità, di persone che hanno un’affettività omosessuale che, per natura, non può generare la vita in caso di unione. Essere distratti dallo strumento dimenticando il principio è pericoloso. Intanto, come già detto, il Governo è pronto con un decreto a favore di omosessuali e single.
La società ora si scaglia contro la maternità surrogata, ma per le adozioni non ci sono grandi contrarietà e si procede a testa bassa. Cedere di un solo metro significa perdere. È per questo che la peggiore sconfitta è di chi ha chiuso un occhio votando una legge che altro non è che un cavallo di Troia, uno step, con il fine del matrimonio e delle adozioni. Pensiamoci: è stato tutto un susseguirsi di passaggi politici. Lo spauracchio dell’omofobia, la teoria gender, su cui però, a mio parere, si è fatta una non eccellente comunicazione, poi le unioni civili, ora adozioni per omosessuali e, entro poco tempo, maternità surrogata possibile anche in Italia.
C’è la spasmodica ricerca di far approvare una legge che dia la possibilità a due papà di essere registrati negli atti ufficiali (ora capite perché si puntava su genitore 1 e genitore 2) e diventare coniugi. Questi poi avrebbero la possibilità di adottare (è pronto un decreto legge). Insomma, ora quel mondo progressista e intellettuale punta tutto nella battaglia contro l’abominio della maternità surrogata, strumento che sfornerà un bambino con tre genitori e uno che vorrebbe essere papà, ma non lo è. Non lo è, senza girarci molto attorno.
La battaglia per la dignità della donna, che ora raccoglierà nelle sue fila politici, pensatori, “società civile”, rischia di distrarre i cattolici e i laici dall’opposizione in sé, quella alle adozioni per omosessuali e per single. Di fronte a chi afferma che i cattolici sono contrari alla maternità surrogata solo perché non vogliono che due papà, o due mamme, possano avere – avere – un bambino dobbiamo, a testa alta, ribadire che sì! È così! Il penoso supermarket dei pargoletti è lo strumento per soddisfare il naturale istinto di paternità, e maternità, di persone che hanno un’affettività omosessuale che, per natura, non può generare la vita in caso di unione. Essere distratti dallo strumento dimenticando il principio è pericoloso. Intanto, come già detto, il Governo è pronto con un decreto a favore di omosessuali e single.
La società ora si scaglia contro la maternità surrogata, ma per le adozioni non ci sono grandi contrarietà e si procede a testa bassa. Cedere di un solo metro significa perdere. È per questo che la peggiore sconfitta è di chi ha chiuso un occhio votando una legge che altro non è che un cavallo di Troia, uno step, con il fine del matrimonio e delle adozioni. Pensiamoci: è stato tutto un susseguirsi di passaggi politici. Lo spauracchio dell’omofobia, la teoria gender, su cui però, a mio parere, si è fatta una non eccellente comunicazione, poi le unioni civili, ora adozioni per omosessuali e, entro poco tempo, maternità surrogata possibile anche in Italia.
Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no;
il di più viene dal maligno. È vero. Non possiamo permetterci di
tergiversare. È un periodo storico in cui, forse, quella società cattolica
silenziosa è riuscita a superare dissapori, malcontenti, divisioni e unirsi,
civilmente. Ed è il momento di parlare con frasi chiare. Il politicamente
corretto oggi non possiamo permettercelo, perché questa «Italia arretrata e medievale» è a rischio. O si tiene duro, o si
cade. E dispiace che manchi una guida. Che manchi la guida. Perché se
finalmente si sono manifestati decine di pensatori che potrebbero contribuire a
qualcosa di nuovo a livello di dottrina politica e sociale, ci si accorge
spesso di essere soli. Noi non abbiamo la coscienza ben formata, e non ce
l’hanno nemmeno i parlamentari. Siamo esseri finiti, e imperfetti, che hanno
bisogno di una continua formazione, di essere stimolati, di sentirci dire dov’è
la Verità, e perché per questa bisogna lottare. No, i cattolici oggi non
possono permettersi di essere in mezzo a un gioco di tattica comunicativa e strategia
politica. Non è un periodo storico in cui vince chi attende, chi decide di non
schierarsi. No, oggi l’ignavia non è ammessa purtroppo.
Chi non è con me è contro di me. Parole
forti, ma non possiamo sottovalutare quella parte del mondo che richiede
inaccettabili cambiamenti. Alla presunta rivoluzione del progresso bisogna
contrapporre, in maniera umile e intelligente, la reazione dei valori. Se siamo
persone che intendono dare testimonianza, oggi non possiamo stare in silenzio, pur
con i nostri limiti, i nostri dubbi, i nostri peccati. Se esiste il bene - ed
esistono sia il bene sia il male - dobbiamo testimoniarlo. Questo è qualcosa di
più grande di qualsiasi votazione, di qualsiasi democrazia, di qualsiasi
articolo di giornale. La grandezza rimarrà Verità anche se fosse un solo uomo a
testimoniarla, perché la Verità non è democratica, e va amata e difesa. Non ci
sarà aula parlamentare, referendum o assise internazionale che potrà smentirla.
Non aver paura della verità, anche se la
verità ti costasse la vita. Allora oggi dobbiamo avere il coraggio di dire
come la pensiamo e dialogare in maniera limpida con chi esce dal selciato e perde
di vista la persona per qualcos’altro. Se oggi noi ci mettessimo ai margini
della società, verremmo asfaltati dalla mondanità. Di vigliaccheria si muore. Bisogna
quindi impegnarsi in prima persona, con umiltà e determinazione. Perché è una
battaglia che tocca ogni singola persona. E non possiamo far finta di nulla.
Pubblicato il 05 marzo 2016

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