I fatti
storici. Il 9 luglio 1409 Ladislao, re di Ungheria e di Napoli, cedeva a
Venezia la città di Zara per il prezzo di 100.000 ducati. Tale cessione
comportò un immediato deterioramento dei rapporti diplomatici tra la
Serenissima e la corona ungherese, fino ad allora rimasti sostanzialmente buoni.
Sigismondo di Lussemburgo, eletto imperatore di Germania e dei Romani in quello
stesso anno, reagì e “volle tentare con le armi a rivendicare contro Venezia
i suoi diritti sulla Dalmazia” (quei territori fungevano da importanti
luoghi di passaggio e di collegamento tra i due suoi domini).
A tale
scopo, spedì in Italia 14.000 cavalieri ungheresi (“abilissimi a combattere
a drappelli sparsi, giovandosi della velocità dei loro cavalli”) guidati
dal nobile fiorentino Filippo Scolari, meglio conosciuto con il nome di Pippo
Spano, il quale, dopo aspre battaglie in Friuli (tra la fine del 1411 e la
primavera del 1412), si portò in territorio vicentino.
Qui,
fallito l'assedio al forte castello di Marostica, lungo la via pedemontana si
portò (vanamente) sotto le mura di Vicenza; arrivò poi a Montebello, dove
assediò il castello e poi, nel gennaio del 1413, quello di Arzignano
(dove gli invasori incontrarono la maggiore e più decisa resistenza). Fu in
questa occasione che, come ha scritto lo storico G. Mantese, “la tradizione, colorata da motivi religiosi,
creò una delle pagine più suggestive della storia arzignanese”.
E' in questo contesto
che, per la prima volta nella storia di Arzignano si registra il nome della martire
catanese Sant'Agata, la cui devozione in ambito locale viene favorita in
seguito alla scoperta delle sue reliquie avvenuta nella cattedrale di Verona e dallo
scoppio delle pestilenze del 1348 e del 1387[1].
In quell'angosciante
circostanza gli arzignanesi ricorsero dunque all'intercessione della Santa, che
venne assunta a patrona quando gli Ungheresi desistettero dall'assedio e
abbandonarono il castello proprio il 5 febbraio 1413, festa di Sant'Agata,
convinti anche da alcuni stratagemmi usati dai castellani per ingannare Pippo e
convincerlo dell'inutilità di un prolungato assedio.
La riconoscenza verso
Sant'Agata è documentata dagli Statuti di Arzignano del 1490: il felice
epilogo venne interpretato come una grazia speciale della Santa in onore della
quale si stabilì che ogni anno venisse solennemente celebrato il 5 febbraio con
una processione votiva (con il decano e con tutti gli uomini di Arzignano)[2]
a memoria del bene ricevuto con il successo riportato contro gli Ungari.
Un segno concreto del
patrocinio riconosciuto a Sant'Agata dalla popolazione arzignanese si può
ammirare sul portale quattrocentesco della chiesa pievana di Santa Maria di
Castello: due formelle dell'epoca recano, quella a destra il Grifo rampante
simbolo della comunità, e quella a sinistra l'immagine della martire catanese
mentre stringe la palma del martirio e offre le tenaglie e i seni recisi. Mentre
nella pala dell'altare maggiore[3]
della chiesa di S. Agata a Tezze vediamo raffigurata la Santa che intercede
presso la Madonna e sullo sfondo la ritirata degli ungheresi dal Castello. E
nella parte inferiore della tela l'iscrizione:
D.AGATHAEVIR.ET.MAR.
PRECIBVS PANNONIS
FVSIS FESTO ILLIVS DIE AN. MCDXIII
ARZINIANVS POPVLVS VOTI
REVS ANNVA
SACRA NOVANS POSVIT AN. MDCXV. [4]
La preghiera propria
del paese.
O Agata dolcissima, Vergine e Martire
invitta, noi vi supplichiamo per questo nostro paese, che da secoli vi elesse a
Patrona. Allontanate da noi le alluvioni, le tempeste, la fame, il fuoco, i
disastri tutti che ci conducono a rovina. Ma una implorazione più ardente e
accorata vi rivolgiamo, o Giglio di purezza e Rosa di martirio, perché abbiate
a tener lontano da questa popolazione che tanto vi ama, l'empietà, l'errore, il
malcostume e soprattutto la bestemmia, causa dei flagelli coi quali ci punisce
la divina giustizia. Anche in mezzo a noi purtroppo va affievolendosi la fiaccola
della Fede Cattolica! O
cara nostra Sant'Agata, volgete a noi lo sguardo pietoso e salvateci dalla più
terribile delle sventure. Pregate, perché Dio doni a noi tutti, e specialmente
alla nostra gioventù, la grazia di comprendere e amare le grandi verità della
nostra Fede e di conservare intatta la gloriosa tradizione del nostro paese,
sempre fedelissimo alla Religione e alla Chiesa Cattolica. Così sia.
Ora pro nobis, Beata Agatha.
Ut digni efficiamur promissionibus
Christi.
[1]Il Vescovo di Vicenza
mons. Giovanni de' Sordi, nel 1378, “considerando la innumerevole
moltitudine di fedeli che si recava a venerare il suo corpo [per impetrare
grazie ed intercessioni contro la peste nera, ndr], ottenne per loro
particolari indulgenze”.
[2]Portando
alla parrocchia di S. Agata un'offerta per ricordare le “quattro libbre di
cera e i quattro ducati d'argento”, promessi in occasione del voto. La
chiesa è la testimonianza di un culto risalente almeno al XIV secolo: in quel
periodo esisteva probabilmente solo un capitello o una piccola cappella, che
venne dedicata alla Santa nel 1413 e successivamente ampliata nel 1931.
[3]La pala (1615) è
attribuibile alla bottega di Alessandro Maganza.
[4]Scacciati gli Ungheri
per le preghiere a S. Agata Vergine e martire nel giorno della sua festa
dell'anno 1413, il popolo di Arzignano, legato e fedele al voto, rinnovando
l'annuale festività pose nell'anno 1615.
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a catania invece, le tettine di sant'agata
RispondiEliminahttp://2.bp.blogspot.com/_wVzo2ThMMME/S2sheAngc-I/AAAAAAAACJY/sn9SdKZ6gTE/s400/-SANT%27AGATA-MINNUZZE.jpg
Con parole mie, Rai radio 1, puntata del 5 febbraio: http://www.rai.it/dl/radio1/2010/programmi/Page-bcc437d5-8aa2-43e7-af36-9656521dd6fd.html
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